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Come capire cosa fare nella vita: ecco 6 consigli da seguire

Come capire cosa fare nella vita? Questa è sicuramente una delle domande che ti sarai posto subito dopo il diploma, mentre sceglievi il corso di laurea giusto per te, oppure subito dopo il conseguimento del titolo.

Se non sai come trovare la tua strada, sei nel posto giusto: in questa guida dell’Università Niccolò Cusano ti daremo una serie di consigli su cosa fare nella vita e come capire le tue aspirazioni.

La situazione di non sapere cosa fare dopo il raggiungimento di un traguardo, come ad esempio al laurea, si applica a tutti noi, a qualsiasi età e nelle diverse fasi della nostra vita.

A seconda della fase della nostra vita in cui si presenta questo dubbio, le risposte o le soluzioni possono essere differenti: ad esempio, un giovane laureato si concentrerà sulla risposta a questa domanda in relazione al suo futuro e scegliendo la carriera giusta.

Se “non so cosa fare nella mia vita a 20 anni” è il pensiero che ti fai più spesso, continua nella lettura: ecco una serie di consigli utili per ritrovare la bussola.

Ecco come trovare la propria strada a 30 anni, 20 o qualunque altra età

Abbiamo vissuto tutti quel momento in cui non riusciamo a capire esattamente cosa vogliamo fare con le nostre vite. Può arrivare quando hai 18 anni o quando hai 50 anni, ed è sempre un processo difficile da superare. Non disperare, però: ecco alcuni modi per aiutarti a capirlo.

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trovare la propria strada

Risveglia la tua mente

Molto spesso le situazioni che ci pone davanti la vita non sono prevedibili: non esistono regole da seguire e dobbiamo lavorare sodo per definire il nostro percorso.

Svegliare le nostre menti per accettare la realtà, abbracciare il cambiamento e l’imprevedibilità della vita, è un passo verso la scoperta di ciò che dobbiamo fare nel futuro.

Se ti stai chiedendo come capire cosa fare nella vita, dovrai abbandonare quelle che definiamo “convinzioni limitanti“: se dobbiamo prendere decisioni o scelte importanti nella nostra vita, il nostro cervello rischia di paralizzarsi, perché ci sentiamo sopraffatti e scegliamo la soluzione più semplice, ovvero non fare nulla.

Il non agire, però, porta all’insoddisfazione e alla mancanza di fiducia verso le tue possibilità. È difficile seguire il tuo cuore, superare le tue convinzioni limitanti e trovare il tuo potere, ma puoi farlo attraverso piccoli passi, purché tu agisca.

Abbandona la zona di comfort

La zona di comfort è quel “posto” in cui ti senti sicuro e tranquillo, lontano da ogni rischio.

Forse non sai cosa vuoi fare perché non hai ancora provato a rischiare un po’ e a lasciarti andare.  Non saprai se le tue intenzioni sono vere o meno fino a quando non esci e inizi a sperimentare e ad andare oltre i tuoi limiti.

Facendo un passo al di fuori della tua zona di comfort, sarai sorpreso da quanto riuscirai ad apprezzare te stesso per il tuo coraggio e per la tua determinazione.

Scrivi un “manifesto” per te stesso

Anche se può sembrarti un’idea bizzarra, mettere su carta i tuoi principi e le tue aspirazioni può aiutarti a delineare la tua carriera o il tuo percorso di vita.

Per iniziare:

  • Scegli i tuoi argomenti: scegli alcuni argomenti su cui concentrarti e rendili il più specifici possibile. Interrogati su temi come il numero di ore settimanali in cui vorresti lavorare, se vuoi un ufficio in città o punti allo smart working e così via. Questo ti aiuterà a restringere il campo e a capire la tipologia di occupazione che vorresti;
  • Stabilisci i tuoi principi: metti su carta le tue convinzioni e intenzioni e stabilisci i principi guida della tua vita;
  • Usa un linguaggio forte e affermativo: scegli un linguaggio affermativo e parla al presente scrivendo, ad esempio, “io sono”.

Il fine ultimo di questo manifesto personale è capire veramente cosa ti interessa, come percepisci te stesso e come vuoi agire nel futuro. Non è sempre una chiave per capire esattamente cosa vuoi fare della tua vita, ma è un ottimo punto di partenza per capire almeno come affrontare i primi step; perciò, prendi carta e penna e metti per iscritto ciò che credi.

Ascolta e osserva gli altri

Se quello che pensi più spesso è “ho 23 anni e non so cosa fare nella vita“, potresti sorprenderti delle cose che potresti imparare ascoltando le persone che ti sono accanto, ma anche chi ce l’ha fatta prima di te.

Se ascolti attentamente le persone, otterrai informazioni sulle motivazioni, speranze, sogni e ambizioni che animano le loro vite. Quando metti insieme tutto questo, puoi imparare qualcosa in più sul percorso che ha condotto queste persone dove sono oggi e anche a capire se quella è una strada su cui vorresti essere.

Un altro modo per osservare gli altri è leggere le biografie e le storie di grandi uomini, per capire come hanno vissuto le loro vite, le loro filosofie di vita e come hanno superato le  sfide di ogni giorno. Il libro di Nelson Mandela potrebbe essere un esempio.

Datti degli obiettivi

Abbiamo detto che se vuoi sapere cosa fare nella vita, la prima cosa da fare è abbandonare le convinzioni limitanti e agire senza cadere nell’immobilismo.

Il primo passo da intraprendere è darti degli obiettivi a breve termine, così da essere costretto ad agire subito. Prendi un foglio e scrivi tre obiettivi che vorresti raggiungere in 30 giorni.

Questi obiettivi potrebbero essere, ad esempio:

  • Iniziare un programma di alimentazione sana e perdere 2 kg
  • Iscriversi in palestra e iniziare l’allenamento per correre una maratona in 6 mesi
  • Trascorrere un fine settimana in montagna per ritrovare l’ispirazione

Raggiungere questi tre micro obiettivi ti aiuterà ad avere più fiducia in te stesso e nelle tue capacità, perché i piccoli passi contano e servono per sbloccarti nell’azione.

Scopri le tue passioni

Scoprire chi sei davvero, quali sono le tue passioni e cosa vuoi fare della tua vita è la chiave della felicità.

Chiaramente, questo approccio è strettamente correlato ai passi precedenti di cui abbiamo parlato: per scoprire le tue passioni è infatti necessario abbandonare le convinzioni limitanti.

Per andare avanti devi lasciare andare il tuo passato e abbracciare il cambiamento. Avere una visione della vita, conoscere il tuo scopo e il modo in cui vuoi vivere il tuo futuro sono le fondamenta per costruire la convinzione in te stesso, la tua fiducia, la capacità di recupero, il coraggio e la responsabilità.

Non sempre saprai prendere la decisione giusta nella vita, ma se hai ben chiaro lo scopo e la visione, quando si verificano situazioni di dubbio,  non sarai paralizzato dalla paura di non sapere cosa fare, lo coglierai come un’opportunità per sperimentare la vita.

Un buon modo per capire quali sono i tuoi interessi è quello di ascoltarti e i impostare e raggiungere 3 obiettivi in ​​1 mese di cui abbiamo parlato prima.

In questo modo riuscirai a superare i tuoi blocchi, a capire come riconoscere te stesso, il tuo scopo e le tue passioni.

Chiaramente capire chi sei e dove vuoi arrivare è un viaggio difficile e impegnativo, ma ricco di gratificazioni. Al termine di questo viaggio, saprai cosa devi fare nella tua vita e le azioni che devi compiere per arrivarci.

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Impostazione di una lettera formale: quello che devi sapere

L’impostazione di una lettera formale è fondamentale per trasmettere un messaggio importante afferente la sfera accademica o professionale.

Nella società di oggi, basata sulla comunicazione snella sui social e le mail, la necessità di scrivere una lettera formale si pone meno spesso rispetto al passato. Tuttavia, in alcune occasioni è necessario presentare una lettera formale per ottenere informazioni, richiedere un programma accademico o un lavoro, sottoporre un reclamo o, semplicemente, esprimere la propria opinione in modo efficace e coerente.

Se ti stai chiedendo come si scrive una lettera, sei nel posto giusto: in questa guida dell’Università Niccolò Cusano di Bologna ti spiegheremo come impostare una lettera formale nel modo corretto, dalla struttura ai contenuti. Se sei pronto, iniziamo subito.

Ecco come scrivere una lettera formale

Nella vita di tutti i giorni, può capitare di dover trasmettere un messaggio a diverse personalità: ad esempio, potresti aver bisogno di scrivere una lettera formale al preside, ad un docente, al sindaco o al tuo datore di lavoro. Ecco una serie di consigli per l’impostazione di una lettera formale davvero efficace.

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Lettera formale: perché scriverla

Molto spesso ti sarà capitato di imbatterti nella scrittura di una lettera informale: si tratta essenzialmente di un messaggio destinato ad una persona che conosci e con cui hai un rapporto di amicizia o di parentela, ad esempio. Potresti aver scritto una lettera informale per accompagnare un regalo di laurea o dedicare un augurio per le festività.

La lettera formale, al contrario, è rivolta ad un altro tipo di pubblico: si tratta di uno strumento per comunicare con persone che non conosci e con cui non hai un rapporto di confidenza. A differenza della lettera informale, rivolta ad amici o parenti, quella formale è perfetta da rivolgere alla Pubblica Amministrazione, al Sindaco o ad un’Azienda.

Entriamo ora nel vivo della nostra guida e definiamo consigli e linee guida per l’impostazione di una lettera formale perfetta.

Come impostare una lettera: la struttura

Come saprai, per impostare una lettera dovrai tener conto di alcuni elementi che ne caratterizzano la struttura.

Ripercorriamo ora tutte le voci da considerare per redigere la tua lettera.

come impostare una lettera

Intestazione

Se vuoi sapere come scrivere una lettera formale, iniziamo col dire che in questa tipologia di lettera devi inserire in apertura il mittente e il destinatario.

Il mittente si scrive in alto a sinistra. Se stai usando una carta intestata, non c’è bisogno che lo specifichi ulteriormente; in caso contrario, devi indicare il tuo nome e cognome.

Il destinatario, invece, va inserito più in basso, allineato a destra, sotto a luogo e data della missiva.

Per aprire la lettera, puoi utilizzare una formula come “alla cortese attenzione di” e inserire il destinatario.

Per indicare il destinatario nella lettera formale, devi utilizzare specifici appellativi. Nello specifico, questi possono essere:

  • Gentile o Egregio, da utilizzare per le persone fisiche;
  • Spettabile, abbreviato in Spett.le, utilizzato per Enti o Aziende;
  • Dottoressa o Dottore, per rivolgerti a un laureato. L’abbreviazione di Dottoressa è Dott.ssa, mentre quella di Dottore è Dott. Nota bene: se devi rivolgerti ad un medico, l’abbreviazione corretta è Dr.

Per alcune categorie di persone, sono previsti particolari appellativi, come ad esempio: On (Onorevole), Sen. (Senatore), S.E. (Sua Eccellenza).

Oggetto

L’oggetto è un aspetto fondamentale dell’impostazione di una lettera formale. Questo deve essere semplice e chiaro e deve esplicare, in poche parole, il contenuto del messaggio.

In linea generale, per scrivere l’oggetto dovrai utilizzare una formula di questo tipo:

Oggetto: XYZ

Incipit

Un buon modo per aprire la tua lettera potrebbe essere sfruttare una formula di cortesia, per entrare subito nel vivo della questione e avvicinarti al destinatario. Queste formule possono essere, ad esempio:

  • Come da accordi intercorsi in precedenza…;
  • In base a quanto detto nel precedente scambio…;
  • Con la presente si comunica che…;
  • In relazione alla Sua/Vostra richiesta…

Corpo della lettera

Dopo le formule di apertura, continua a scrivere il tuo messaggio illustrando il nucleo centrale della lettera e le tue eventuali richieste.

Generalmente, il primo paragrafo dovrebbe essere breve e indicare lo scopo della lettera: fare un’inchiesta, lamentarsi, chiedere qualcosa.

Il paragrafo o i paragrafi nel mezzo della lettera dovrebbero contenere le informazioni più specifiche che hanno condotto alla scrittura della lettera. Ricorda di non essere troppo prolisso: concentrati sul messaggio in modo chiaro e logico e non perderti in dettagli poco utili. L’ultimo paragrafo di una lettera formale dovrebbe indicare quali azioni si aspettano che il destinatario prenda, come rimborsare, inviare informazioni o altro.

Ti consigliamo di adottare uno stile di scrittura chiaro e pulito, senza fare un eccessivo uso del “burocratese” e utilizzando sempre il Lei o il Voi.

Conclusione

Nell’impostazione di una lettera formale, la conclusione è un aspetto imprescindibile.

Per chiudere la lettera e congedare il destinatario, puoi scrivere delle frasi di commiato, che possono essere:

  • La ringrazio per l’attenzione;
  • Resto in attesa di un suo cortese riscontro;
  • La ringrazio in anticipo per il tempo dedicatomi.

Firma e allegati

Per chiudere la lettera, inserisci la tua firma in basso a destra, ponendo prima il nome e poi il cognome. Se la lettera contiene allegati, specificalo alla fine della missiva in basso a sinistra.

Esempi di lettere formali

Per farti capire meglio come impostare la tua missiva, vediamo ora dei modelli di lettere formali già fatte rivolte a diverse tipologie di destinatario.

Iniziamo subito.

Lettera formale al Sindaco

Ecco un esempio di lettera formale al sindaco, ma la struttura è utilizzabile per scrivere anche missive diverse, come una lettera formale al preside:

OGGETTO: Verifica condizioni d’uso area di sosta di Via XYZ

Egregio Sig. Sindaco,

Le rivolgo questo messaggio per informarLa di una problematica relativa all’area di sosta di via XYZ. La seguente area, infatti, è puntualmente esposta ad un transito selvaggio di automezzi nelle ore notturne, che infastidisce i residenti del circondario. A tal fine, in qualità di Rappresentante del Quartiere XYZ, Le chiedo un gentile riscontro e una verifica delle condizioni d’uso dell’area, al fine di garantire la convivenza tra automobilisti e residenti. RingraziandoLa in anticipo del tempo dedicatomi, Le auguro un buon proseguimento di giornata.

Mario Rossi

Lettera commerciale

Vediamo ora un esempio di lettera commerciale, redatta da un’azienda che vende mobili:

G.le Dottor Bianchi,

La presente per segnalarLe che, in occasione del trentesimo anno di attività della nostra Azienda, Le abbiamo riservato un’offerta speciale sull’acquisto dei nostri prodotti: dal 15 settembre al 31 ottobre, potrà usufruire di uno sconto del 30% su tutti i mobili in catalogo.

In attesa di un Suo cortese riscontro, Le auguriamo un buon proseguimento di giornata.

Mobilificio Corona

3 consigli per una lettera perfetta

Chiudiamo questa guida dedicata all’impostazione di una lettera formale con 3 consigli utili per la stesura:

  • Attenzione alla grammatica: la correzione delle bozze è  importante. Dopo aver scritto la lettera formale, controlla attentamente la grammatica e l’ortografia. Usa il correttore ortografico sul tuo computer e poi leggi la lettera ad alta voce, perché il correttore ortografico non cattura tutti gli errori;
  • Controlla la forma e la presentazione della lettera: usa carta di buona qualità e una busta abbinata per la tua lettera formale. Assicurati che il destinatario sia indicato correttamente sul retro della busta;
  • Sii conciso: indica lo scopo della tua lettera formale nel primo paragrafo e non allontanarti dal tema principale. Cerca di evitare il linguaggio troppo articolato o le parole lunghe. Mantieni la lettera breve e precisa per rendere la lettura semplice e agevole.

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Giuramento da avvocato: cos’è, quando e come si svolge

Il giuramento da avvocato è un passo di vitale importanza per tutti coloro che intendono intraprendere la professione forense.

Se il tuo sogno è quello di diventare avvocato e sei (o stai per diventare) uno studente della facoltà di giurisprudenza o di un master universitario sulla materia, questa guida fa davvero al caso tuo: qui, infatti, ti parleremo della professione dell’avvocato, dai primi passi da muovere alla cerimonia del giuramento.

Sicuramente, per lavorare come avvocato, la prima cosa da fare è conseguire una laurea in giurisprudenza. Dopo gli studi, segue una fase di praticantato per apprendere le basi della professione. La professione è legata ad un Ordine professionale, l’Ordine degli Avvocati. Ma vediamo ora come si diventa avvocato e in cosa consiste la cerimonia di giuramento da avvocato.

Come si diventa avvocato e che cos’è il giuramento

Cosa bisogna fare per diventare avvocato? Sicuramente ti sarai posto questa domanda molte volte quando hai pensato a come definire il tuo futuro. Cerchiamo di trovare qualche risposta nei prossimi paragrafi della nostra guida dedicata agli aspiranti avvocati iscritti al corso di laurea dell’Università Niccolò Cusano.

Avvocato: chi è e che fa

Prima di parlare del giuramento dell’avvocato, cerchiamo di definire le mansioni e le peculiarità di questa figura professionale.

L’avvocato è quel professionista che si occupa di interpretare le norme giuridiche con l’obiettivo di fornire consulenza e assistenza ai suoi clienti (cittadini, imprese, enti e organizzazioni). La sua attività può essere giudiziale (difesa e patrocinio di fronte a un giudice o ad un arbitro) e stragiudiziale (assistenza, consulenze, stesure di pareri, redazione di contratti, ecc).

Si tratta, dunque, di un professionista con una forte conoscenza delle materie giuridiche e del funzionamento della giustizia.

Tra le conoscenze e le abilità che un avvocato dovrebbe possedere, menzioniamo:

  • Diritto della famiglia e dei minori
  • Diritto dell’ambiente
  • Diritto dei mercati finanziari
  • Diritto bancario
  • Diritto pubblico e privato
  • Diritto anti – trust
  • Diritto tributario
  • Diritto del lavoro
  • Diritto commerciale
  • Diritto penale
  • Diritto amministrativo
  • Diritto processuale civile/penale/amministrativo

Chiaramente, per acquisire queste competenze, è necessario un percorso di studi in giurisprudenza, che costituisce il primo passo per intraprendere questa professione.

Per diventare avvocato ed emergere in questo settore è necessario lavorare sodo: la concorrenza è assai elevata e c’è bisogno di una buona dose di tenacia per costruirti un’autorevolezza. Questo però non deve scoraggiarti: lo studio e la voglia di migliorarti costantemente sono alla base del tuo successo.

Praticantato da avvocato e esame di stato

Prima del giuramento da avvocato, il neolaureato in legge dovrà svolgere un periodo di tirocinio legale o, come qualcuno lo chiama, il praticantato. La pratica si svolge nello studio di un avvocato che sia iscritto all’albo da almeno 5 anni.

Che tu voglia diventare avvocato civilisti o penalista, l’iter del tirocinio non cambia; questo dura 18 mesi.

Dopo il tirocinio, per diventare avvocato è indispensabile svolgere l’esame di abilitazione professionale. In caso di bocciatura, l’esame può essere ripetuto all’infinito, senza un numero massimo di tentativi. Né esistono limiti di età per diventare avvocati o per rimanere tirocinanti.

L’esame prevede tre prove scritte e una orale. Le prove scritte fanno riferimento a:

  • Un parere in materia di diritto civile;
  • Un parere in materia di diritto penale;
  • La redazione di un atto processuale.

Giuramento: testo e normativa

Una volta superato l’esame, veniamo finalmente al momento del giuramento da avvocato. Le modalità con cui il neo avvocato pronuncia la formula di rito viene regolata per l’esattezza dall’articolo 8 della legge 247 del 2012. In realtà, più che di un giuramento, si tratta di un solenne impegno, che ogni avvocato deve pronunciare a seconda della sua specializzazione.

Se, fino a prima dell’applicazione della riforma, tutta la procedura si svolgeva direttamente in tribunale, nelle aule destinate alle udienze penali e davanti a un magistrato, ora il giuramento può essere pronunciato dopo il superamento dell’esame statale di abilitazione alla professione, dinnanzi ai colleghi che presiedono il Consiglio dell’Ordine professionale.

La seduta è pubblica e sancisce l’effettivo inizio della carriera forense.

Secondo la normativa che abbiamo menzionato, chi si accinge ad intraprendere la professione di avvocato dovrà pronunciare queste parole nel giuramento solenne:

Consapevole della dignità della professione forense e della sua funzione sociale, mi impegno ad osservare con lealtà, onore e diligenza i doveri della professione di avvocato per i fini della giustizia ed a tutela dell’assistito nelle forme e secondo i principi del nostro ordinamento

Attraverso questo giuramento, l’avvocato si impegna a servire con lealtà gli enti amministrativi per i quali presterà servizio e di indossare la toga con onore;  inoltre, promette di assistere i clienti nel rispetto della giustizia e dei diritti personali.

A prescindere dalla sua specializzazione, ogni avvocato ha il dovere di assicurarsi la piena adesione ai principi della deontologia professionale. Il giuramento da avvocato e la formula solenne serve proprio a questo: per formalizzare l’adesione a un codice etico e deontologico condiviso con le altre figure appartenenti allo stesso ordine professionale.

Per ogni avvocato è obbligatorio anche iscriversi alla Cassa di Previdenza degli Avvocati e iniziare pagare i relativi contributi (che, per i primi anni, sono dovuti in misura agevolata).

Il percorso di studi: laurea Unicusano

Abbiamo visto qual è l’iter generale per diventare avvocato, passando per la cerimonia del giuramento. Ma quali sono le caratteristiche del percorso di studi in giurisprudenza? Se vuoi intraprendere questa professione, il corso di laurea magistrale dell’Università Niccolò Cusano è la soluzione ideale.

Il Corso di Laurea Magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza  si propone come obiettivi formativi:

  • L’acquisizione una padronanza degli elementi della cultura giuridica di base, nazionale ed europea, anche con tecniche e metodologie casistiche, in rapporto a tematiche utili alla comprensione ed alla valutazione di principi ed istituti di diritto positivo moderno e contemporaneo;
  • L’approfondimento di conoscenze storiche che consentano di valutare gli istituti del diritto positivo moderno anche nella prospettiva dell’evoluzione storica degli stessi;
  • L’acquisizione di capacità di progettazione e stesura di testi giuridici (normativi, negoziali e processuali) adeguatamente argomentati, prodotti anche con l’uso di strumenti informatici;
  • L’acquisizione di capacità interpretative, di analisi casistica, di qualificazione giuridica, di comprensione, di rappresentazione, di valutazione e di consapevolezza per affrontare problemi interpretativi ed applicativi del diritto positivo.

La didattica del nostro corso, curata dai massimi esperti in materia, è erogata in modalità e-learning, grazie ad una piattaforma attiva 24 ore su 24. L’innovativa modalità di fruizione ti consente la massima libertà di organizzazione dello studio e di pianificazione degli esami.

Tra le materie oggetto di studio:

  • Filosofia del diritto
  • Istituzioni di diritto romano
  • Economia politica
  • Diritto privato
  • Diritto commerciale
  • Diritto amministrativo I e II
  • Diritto ecclesiastico
  • Diritto penale
  • Diritto dell’Unione Europea
  • Informatica
  • Diritto tributario
  • Diritto processuale penale
  • Diritto internazionale

Al termine del percorso di studi, è previsto lo svolgimento di prova finale, che consiste nella presentazione e discussione di una tesi elaborata in modo originale in base ad attività personale. Gli aspetti trattati nella tesi possono riguardare:

  • Ricerca giurisprudenziale e/o prassi applicativa;
  • Analisi ed interpretazione di testi normativi;
  • Trattazione di un tema in prospettiva storica o di teoria giuridica.

Sul giuramento da avvocato e su come intraprendere questa professione abbiamo detto proprio tutto. Per iscriverti al corso di laurea in giurisprudenza Unicusano, contattaci o chiama il numero verde 800.98.73.73

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Come fare un’analisi del testo: ecco i passaggi da seguire

Come fare un’analisi del testo? Questa è sicuramente una delle domande che ti sarai posto più spesso quando ti sei trovato a dover affrontare un’analisi del testo narrativo o poetico.

L’analisi di un testo letterario, sia esso narrativo o poetico, richiede non solo una buona capacità di scrittura, ma anche e soprattutto di un’ottima capacità di comprensione del testo e analisi sia contenutistica che formale. Il fine ultimo . quello di imparare l’approccio giusto per comprendere il significato profondo di un qualsiasi testo, sfruttando questa abilità non solo all’università, ma anche nel mondo del lavoro.

Vediamo ora come fare un’analisi testuale, dai procedimenti da seguire agli accorgimenti da adottare.

Quello che devi sapere per fare un’analisi testuale

Devi svolgere un’analisi del testo ma non sai da dove iniziare? Niente paura: in questa guida dell’Università Niccolò Cusano di Bologna ti spiegheremo, passo dopo passo, come si fa un’analisi del testo perfetta. Se sei pronto, iniziamo subito.

LEGGI ANCHE – Libri da leggere almeno una volta nella vita: ecco la nostra lista

Analisi del testo: i passaggi da seguire

Per un’analisi del testo generica, i principi da seguire e da applicare possono essere riassunti in questi punti:

  • Leggi con assoluta attenzione tutto il testo: che si tratti di prosa o poesia, leggi tutto il brano, compresa l’introduzione. Se propedeutico alla comprensione del testo, rileggilo più volte, almeno due o tre. Rileggere il brano, infatti, ti aiuterà a fissare meglio i concetti e a comprendere anche le sfumature che possono sfuggire al primo sguardo;
  • Prepara una scaletta: prima di iniziare a scrivere, prepara una scaletta che racchiuda tutti i punti da seguire per svolgere la traccia. In una buona scaletta sono contemplati un’introduzione all’argomento, la parte relativa alla comprensione del testo (tematica e riassunto o parafrasi), l’analisi del testo (argomenti trattati, stile, analisi formale) , l’approfondimento e la conclusione (approfodimenti vari, confronti).

Vediamo ora come articolare ciascun punto di questa scaletta:

  • Fase introduttiva: come abbiamo detto, se vuoi capire come si fa l’analisi del testo devi partire dall’introduzione. In questo spazio devi presentare il testo da analizzare precisando il titolo, l’autore, l’opera, e la tematica principale.
  • Comprensione del testo: a questo punto dovrai fare un piccolo riassunto del testo, così da delinearne il contenuto nei punti generali. Nel caso della poesia è possibile che venga richiesto di fare la parafrasi;
  • Analisi del testo: dopo la parte relativa alla comprensione del testo, si passa all’analisi vera e propria. L’obiettivo è quello di rispondere alle domande che accompagnano il testo, che potrebbero avere a che fare con correnti letterarie, stile di scrittura, tematiche e termini specifici. Nel caso della poesia bisogna analizzare anche l’aspetto formale, dunque la metrica e le figure retoriche, ricordando di riportare sempre le parti del testo citate;
  • Interpretazione complessiva e approfondimenti: mentre ci avviamo alla parte conclusiva della nostra analisi, è bene arricchirla con approfondimenti come nessi con altre opere dello stesso autore o di altri, magari inserendolo nel contesto storico-letterario a cui appartiene.

Analisi del testo poetico: come procedere

Nel paragrafo precedente abbiamo visto, in linea generale, i passaggi da mettere in atto per l’analisi del testo, sia che si tratti di un testo narrativo, sia che si tratti di poesia.

Vediamo ora le specificità dell’analisi del testo poetico, prendendo ad esempio una celebre poesia di Giacomo Leopardi, A Silvia.

Qual è la prima cosa da fare per una buona analisi di una poesia? Sicuramente leggerla: con questo intendiamo una lettura impegnata, per sforzarsi di capire l’insieme dei termini, e farci un’idea di quello che l’autore intende dire. Per questo motivo non basta una sola lettura, ma è meglio leggere il testo almeno due volte, insieme all’introduzione (se c’è) e alle note.

Introduzione

Iniziamo la fase di scrittura con un’introduzione, una sorta di cappello generale sulla poesia e sull’autore. Un esempio potrebbe essere:

A Silvia è una lirica composta da Giacomo Leopardi, tra il 19 e il 20 aprile del 1828, subito dopo Il risorgimento. Leopardi la scrisse poi in forma definitiva il 29 settembre. Secondo molti storici, la figura di Silvia sarebbe in realtà da collegare a Teresa Fattorini, figlia del cocchiere di casa Leopardi, nata il 10 ottobre 1797. Morì stroncata dalla tubercolosi nel settembre 1818, all’età di soli vent’anni. La poesia, infatti, è un emblema della riflessione leopardiana sul ricordo e tocca diverse tematiche importanti, come la fragilità della vita.

Parafrasi della poesia

La parafrasi è utile a mettere in chiaro il significato delle parole poetiche, sostituendole con vocaboli di uso comune e facilmente comprensibili. Proviamo a fare la parafrasi dei versi iniziali di A Silvia:

Testo

Silvia, rimembri ancora

Quel tempo della tua vita mortale,

Quando beltà splendea

Negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,

E tu, lieta e pensosa, il limitare

Di gioventù salivi?

Parafrasi

Silvia, ricordi ancora

quel tempo della tua breve vita mortale

quando nei tuoi occhi ridenti e timidi

splendeva la bellezza, e tu, felice

e pensierosa, ti avvicinavi

al fiorire della giovinezza?

Il commento

Dopo la parafrasi, un’analisi del testo poetico prevede anche un commento sui versi, descrivendo il contenuto di ogni singola strofa, parlando in III persona e analizzando tutti gli elementi che ci sembrano importanti.

Sempre in riferimento alla prima strofa, potremmo scrivere:

L’opera leopardiana esordisce con una domanda retorica, rivolta proprio a Silvia: ricorda, lei, la sua giovinezza? L’interrogativo resta senza risposta. L’immagine che abbiamo di Silvia ci viene offerta dagli occhi del poeta e dai suoi ricordi. Utilizzare il termine rimembri, infatti, pone subito la dimensione temporale come punto focale attorno a cui, oltre a Silvia, ruota anche il poeta: il prima e il dopo, il passato felice, cui appartiene anche la speranza (quindi il futuro nel passato), e il triste presente.

Struttura della poesia

A questo punto è giunto il momento di analizzare la struttura della poesia, cogliendo tutti gli elementi formali. Stiamo parlando di:

  • Metrica
  • Rima
  • Figure retoriche e linguaggio

Nel caso della metrica, riferendoci al nostro esempio di analisi del testo poetico, potremmo scrivere:

La poesia è una canzone libera di endecasillabi e settenari con prevalenza di quest’ultimi: 34 settenari e 29 endecasillabi.

Nel caso della rima:

L’ultimo verso di ciascuna strofa rima con uno dei versi che lo precedono.

Infine, parlando di figure retoriche e linguaggio:

Il ritmo della poesia è reso incalzante grazie soprattutto alle anafore. Ne è un esempio: “Che pensieri soavi, / Che speranze, Che cori” (vv. 28-29). Per la stessa ragione, troviamo la geminatio (ripetizione) “o natura, o natura” (v. 36). Anche le enjambements sono presenti nell’opera leopardiana: “sonavan le quiete / stanze” (vv. 7-8); “peria fra poco / la speranza mia dolce” (vv. 49-50); “negaro i fati / la giovanezza” (vv. 52-53). Le metafore più importanti sono: “il fiore degli anni tuoi” (v. 43), cioè la giovinezza; e “cara compagna dell’età mia nova” (v. 54), per indicare la “speranza”, e quindi le aspettative del futuro. Rilevanti anche metonimie come “sudate carte” (v. 16); “faticosa tela” (v. 22); “lingua mortal” (v. 27). Per quanto riguarda i suoni della poesia abbiamo un trionfo della sillaba “-vi” presente anche nel nome “Silvia”, che produce numerose allitterazioni: ne sono esempi “vita” (v. 2), “fuggitivi” (v. 4), “salivi” (v. 6), “sedevi” (v. 11), “avevi” (v. 12), “solevi” (v. 13), “soavi” (v. 28), “perivi” (v. 42), “vedevi” (v. 42).

Approfondimento e conclusione

Dopo l’analisi, è giunto il momento di integrare eventuali approfondimenti sulla vita e sul pensiero del poeta, tenendo in assoluta considerazione anche il contesto in cui l’opera è stata scritta.

Su come fare un’analisi del testo abbiamo detto tutto, per ora: siamo certi che, grazie ai nostri consigli, riuscirai ad apprendere tutti i passaggi utili per svolgere al meglio questo tipo di attività.

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Sindrome dell’impostore: che cos’è e come superarla

Curioso di scoprire che cos’è la sindrome dell’impostore? 

Sei nel posto giusto: in questa guida parleremo proprio di questa particolare distorsione cognitiva, diffusa paradossalmente nelle persone di successo.

“Sindrome dell’impostore” è un termine coniato nel 1978 dalle psicologhe Pauline Clance e Suzanne Imes per indicare l’incapacità di interiorizzare i propri successi e il terrore persistente di essere esposti in quanto “impostori”.

Nonostante le evidenze delle proprie competenze, chi è affetto da questa sindrome è convinto di non meritare il successo ottenuto. Vediamo ora quali sono le caratteristiche di questa condizione, le cause e gli aspetti da tenere in considerazione.

Paura di non essere all’altezza: ecco la sindrome dell’impostore

Ti capita spesso di raggiungere grandi traguardi e di continuare a sminuire il tuo successo? Se questo atteggiamento si ripete costantemente, potresti essere incappato nella “impostor syndrome“, nota in italiano come sindrome dell’impostore. Ecco la guida dell’Università Niccolò Cusano su questa particolare distorsione cognitiva.

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Definizione

Come abbiamo accennato, con il termine “sindrome dell’impostore” indichiamo una condizione psicologica caratterizzata dall’incapacità di interiorizzare i propri successi e dal costante timore di affrontare situazioni che possono svelarti al prossimo per quello che credi di essere, ossia una persona senza particolari abilità, dunque un impostore.

A soffrire di questa sindrome sono le persone di successo, soprattutto le donne. Chi ne soffre percepisce un costante senso di inadeguatezza, legata in un certo senso ad una mancanza di fiducia in se stessi.

Tra le frasi e i pensieri più diffusi tra chi pensa di essere un impostore figurano:

  • “Non credo di meritarmi questo“: per chi soffre della sindrome dell’impostore, il merito del suo successo non è mai il suo, ma è da attribuire a fattori come ad esempio la fortuna o l’aiuto di qualcun altro;
  • “Se ci sono riuscito io, allora può riuscirci chiunque“: questa frase indica una svalutazione delle proprie capacità, perché assume che, a parità di condizioni, chiunque potrebbe riuscire ad ottenere quel successo;
  • “Mi stai sopravvalutando”: per “l’impostore” qualunque complimento equivale ad una sopravvalutazione. Questa condizione è del tutto speculare ad un’altra distorsione cognitiva nota come effetto Dunning-Kruger, che indica la costante sopravvalutazione da parte di individui inesperti, che rifiutano di accettare la propria incompetenza.

Secondo una ricerca degli psicologi Pauline Rose Clance, PhD. E Suzanne Imes, PhD., esistono diversi “tipi di competenza” – o regole interne che le persone che combattono con fiducia generalmente seguono. Questa lettura può essere davvero utile per identificare cattive abitudini o schemi che potrebbero inibire il tuo pieno potenziale.

Vediamo quali sono gli atteggiamenti che potrebbero richiamare la sindrome dell’impostore e le caratteristiche ad essi collegate.

1 – Superdonna (o superuomo)

L’atteggiamento da superdonna (o da superuomo) potrebbe predisporre alla sindrome dell’impostore. Dal momento che le persone che vivono questo fenomeno sono convinte di essere degli impostori rispetto ai colleghi, spesso si spingono a lavorare sempre più duramente per mettersi alla prova e misurarsi.

Per capire se assumi questo atteggiamento, rispondi a queste domande:

  • Ti fermi sempre in ufficio fino a tardi, anche se hai già completato il lavoro necessario quel giorno?
  • Trovi i tempi di inattività completamente inutili?
  • Hai sacrificato le tue passioni per il lavoro?
  • Ti senti come se non avessi veramente guadagnato la tua posizione e, per questo, senti di dover costantemente dimostrare qualcosa agli altri?

Se hai dato una risposta positiva a questi quesiti, fai attenzione a non sottovalutarti e cerca di ragionare in maniera oggettiva. Lavora sulla fiducia e sulla consapevolezza di ciò che sei e delle tue abilità. Non svalutarti e trova un giusto equilibrio tra vita professionale e vita personale.

2 – Perfezionista

La ricerca della perfezione va a braccetto con la sindrome dell’impostore.

Generalmente i perfezionisti fissano obiettivi eccessivamente alti per se stessi, e quando non riescono a raggiungerli si mettono costantemente in discussione, preoccupandosi delle proprie abilità.

Per capire se fai parte anche tu di questo gruppo, rispondi a queste domande:

  • Ti ossessiona la perfezione anche nelle piccole cose?
  • Hai grosse difficoltà a delegare?
  • Anche quando sei in grado di fare qualcosa, ti senti frustrato e deluso nei risultati?
  • Ti senti come se il tuo lavoro dovesse essere perfetto al 100%, il 100% delle volte?

Per questo tipo di persone, il successo raramente è soddisfacente perché ritengono che avrebbero potuto fare ancora meglio. Ma questo atteggiamento non è né produttivo né salutare.

Se pensi di appartenere  a questo gruppo, cerca di imparare a prendere i tuoi errori come una parte naturale del processo. Inoltre, spingiti ad agire prima che tu sia pronto. Sforzati di iniziare il progetto che hai pianificato per mesi. La verità è che non ci sarà mai il “tempo perfetto” e il tuo lavoro non sarà mai impeccabile al 100%. Prima riuscirai ad accettarlo, meglio sarà per la tua salute mentale e il tuo equilibrio.

L’esperto

Le persone che rientrano nel gruppo degli “esperti” sono convinte del fatto che non meritino l’assunzione da parte del loro datore di lavoro. Temono profondamente di essere esposti come inesperti o ignoranti.

Se pensi di appartenere a questo gruppo, rispondi a queste domande:

  • Non ti candidi per le offerte di lavoro a meno che non soddisfi ogni singolo requisito?
  • Cerchi costantemente corsi di formazione o certificazioni perché pensi di aver bisogno di migliorare le tue capacità per avere successo?
  • Anche se ricopri un determinato ruolo da anni, ti senti come se ancora non ne sapessi “abbastanza?”
  • Rabbrividisci quando qualcuno dice che sei un esperto?

In questo caso, la sindrome dell’impostore potrebbe manifestarsi per un eccesso di umiltà. Chiaramente, sforzarsi di aumentare il tuo bagaglio di abilità può certamente aiutarti a fare passi da gigante in modo professionale e mantenerti competitivo sul mercato del lavoro.

Cerca di capire che chiedere aiuto quando ne hai bisogno non è una vergogna. Se non sai come fare qualcosa, chiedi a un collega. Se non riesci a capire come risolvere un problema, chiedi consiglio a un supervisore.

Assistere i colleghi junior o fare volontariato può essere un ottimo modo per scoprire il tuo esperto interiore. Quando condividi ciò che sai, non solo aiuta gli altri, ma aiuta anche a guarire i tuoi sentimenti fraudolenti.

Studiare le distorsioni cognitive: corsi di laurea Unicusano

La sindrome dell’impostore non è attualmente riconosciuta tra i disturbi mentali descritti nel DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali). Ciò nonostante, è stata resa oggetto di studio da parte di diversi psicologi.

Se vorresti studiare le distorsioni cognitive e se pensi che studi di natura psicologica possano fare al caso tuo, i corsi di laurea dell’area psicologica dell’Università Niccolò Cusano sono la soluzione ideale per te.

I nostri corsi di laurea dell’area psicologica sono:

  • Corso di Laurea in Psicologia, Scienze e Tecniche Psicologiche (triennale – classe L-24)
  • Corso di Laurea Magistrale Psicologia Clinica e della Riabilitazione (biennale- classe LM-51)
  • Corso di Laurea Magistrale in Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni (biennale- classe LM-51)

Gli sbocchi occupazionali dei nostri corsi sono molteplici, dal consulente allo psicologo. La didattica è erogata online, grazie ad una piattaforma di e-learning attiva 24 ore su 24.

Per iscriverti ai nostri corsi, compila il form o chiama il numero verde 800.98.73.73

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Storia di Bologna: aneddoti e curiosità dalla nascita ad oggi

Sei curioso di scoprire qualche curiosità sulla storia di Bologna?

Sei nel posto giusto: in questa guida ti racconteremo qualcosa in più sulla nascita di questa città e sulla sua evoluzione nel corso dei secoli, ripercorrendo le tappe più significative da conoscere.

Bologna è una città davvero affascinante: dai monumenti alla gastronomia, dall’arte all’innovazione, questa è in grado di offrire a chi la vive tantissime opportunità, soprattutto per i giovani.

Vediamo ora qualche aneddoto in più sulla storia di Bologna, sui suoi abitanti e sulle attrazioni simbolo della città.

Quello che devi sapere sulla storia di Bologna

Oggi il comune di Bologna conserva le tracce di antiche civiltà e mantiene intatto il suo fascino medievale. Ma vediamo tutte le tappe più importanti della nascita e dello sviluppo di questa meravigliosa città.

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Nascita di Bologna

L’origine della città di Bologna è avvolta nel mito. Esistono, infatti, diverse leggende sulla nascita di Bologna: per alcuni la fondazione della città è legata all’umbro Ocno, messo in fuga dall’Umbria dall’etrusco Auleste, che fondò un villaggio dove ora sorge Bologna, e successivamente ancora scacciato dagli etruschi.

Una delle storie più affascinanti è quella che narra del re etrusco Fero, originario di Ravenna e approdato nella pianura tra i torrenti Aposa e Ravone, il quale assieme ai suoi uomini cominciò ad insediarsi in quella terra sconosciuta ma fitta di vegetazione e in un’ottima posizione geografica.

Il villaggio costruito dal re Fero si sviluppò intorno al torrente Aposa. Un giorno, però, l’amante di Fero venne travolta da una piena del fiume mentre stava raggiungendo l’abitazione di Fero per vie nascoste. Da allora il torrente prese il nome della donna, Aposa. Il villaggio crebbe e Fero decise di proteggerlo con una cinta muraria e, benché anziano, lavorò lui stesso alla costruzione. Durante il lavoro, in una caldissima giornata estiva la figlia di Fero porse al padre un recipiente d’acqua a patto che Fero desse il suo nome alla città. Fero acconsentì e mantenne la promessa; da quel momento la città prese il nome della figlia, Felsina.

Bononia: l’antica colonia romana

Il senato della Repubblica romana votò nel 189 a.C. l’istituzione della colonia romana di Bononia. Nel periodo romano, Bologna fu una città fiorente, con oltre ventimila abitanti, imponenti costruzioni e grandi teatri.

Durante l’età augustea, Bononia si arricchì di una fitta rete di pavimentazione stradale e vennero costruite importani infrastrutture come le fognature e l’acquedotto che convogliava le acque dal torrente Setta nei pressi di Sasso Marconi e la portava, come avviene tuttora, alle porte della città passando per Casalecchio di Reno con una galleria di 18 chilometri.

Anche gli edifici pubblici trovarono ampio spazio nella città e si diffuse l’impiego di marmi e del mosaico.

Dal Medioevo al Rinascimento

Il massimo splendore di Bologna si raggiunse nel XIII secolo, non solo per il fatto che la città avesse una forte connotazione culturale, ma anche perché le milizie cittadine sconfissero l’esercito dell’Imperatore nel 1249, facendo prigioniero fino alla morte Re Enzo, figlio di Federico II di Svevia.

Tutto il secolo fu caratterizzato da grandi innovazioni dal punto di vista sociale: vennero approvate importanti riforme che contribuirono alla grande crescita della città. Bologna fu la prima città europea ad abolire la servitù della gleba e il suo sviluppo urbano dei tempi era pari a quello di Parigi.

La decadenza della città iniziò dal XVI secolo, quando iniziarono una serie di guerre civili e l’assoggettamento al potere papale. Nel corso di più di due secoli, la lotta per la supremazia all’interno della città venne giocata da grandi famiglie, come i Visconti, sotto l’influenza della Chiesa Romana.

Le dispute tra famiglie, tuttavia, portarono ad una crescita dello sviluppo architettonico e culturale della città: a livello artistico Bologna raggiunse una posizione di rilievo assoluto nella pittura coi Carracci, Guido Reni, il Guercino e le loro fiorenti scuole. Nacque anche una scuola di architetti e pittori scenografi che acquistò, col Ferdinando Bibiena ed il figlio Antonio, una fama di livello europeo.

Era napoleonica

Con l’arrivo di Napoleone, Bologna diventò la prima capitale della Repubblica Cispadana e il secondo centro della Repubblica Cisalpina.

Bologna fu parte attiva delle lotte risorgimentali e, con l’annessione al Regno di Piemonte, entrò a far parte del nuovo stato italiano nel 1859.

La città divenne un importantissimo nodo ferroviario italiano e di conseguenza un notevole centro di importazioni ed esportazioni commerciali.

Nel 1881 il comune redasse il piano di ampliamento della città che condizionò lo sviluppo di Bologna fin dopo la seconda guerra mondiale. Si realizzò via dell’Indipendenza, completata nel 1890, furono avviate le opere delle attuali via Farini e via Garibaldi.

Venne iniziata la sistemazione dei Giardini Margherita, fu costruita l’attuale sede del Teatro Duse, della Banca d’Italia e completata quella della Cassa di Risparmio.

L’ampliamento mutò notevolmente l’immagine della città e l’estensione oltre la cinta muraria contemplava l’abbattimento della stessa. Solo il protrarsi dei lavori fino al 1920 permisero di salvare quasi tutte le porte, fatta eccezione per Porta Sant’Isaia e Porta San Mamolo, che furono demolite.

Successivamente vennero restaurati il Palazzo del Comune, Palazzo Re Enzo, Palazzo dei Notai e Palazzo del Podestà oltre alla chiesa di Santa Maria dei Servi e alla Basilica di San Francesco.

Il Novecento

Parlando della storia di Bologna in epoca giolittiana, verso la fine dell’Ottocento i cattolici cominciarono la collaborazione coi liberali nella gestione della cosa pubblica.

Nel 1914 i socialisti vinsero le elezioni amministrative ed il 15 luglio entrò a Palazzo d’Accursio la prima amministrazione socialista, il sindaco fu Francesco Zanardi, che si caratterizzò per la tutela dei ceti popolari durante il primo conflitto mondiale.

I fascisti iniziarono ad insediare la città nel 1920. La resistenza verso i fascisti e l’ostilità nei confronti di Mussolini si palesò con un attentato rivolto proprio a lui, che però rimase illeso. Dopo questo attentato, nel 1926, terminò in Italia la libertà di stampa e vennero sciolti i partiti antifascisti.

Durante il secondo conflitto mondiale, Bologna si contraddistinse per la resistenza e l’attività dei gruppi partigiani. In quegli anni, la città subì sanguinosi bombardamenti, che si protrassero fino alla primavera del 1945, causando gravi distruzioni ed oltre tremila morti.

Dopo il conflitto, molte industrie erano gravemente danneggiate, come la rete ferroviaria e quelle stradali, idrica, elettrica, fognaria e del gas. Le amministrazioni successive si impegnarono per restaurare la città e restituirle il suo vecchio splendore.

Dal dopoguerra la città è stata quasi esclusivamente amministrata dalla sinistra, tanto che l’appellativo Bologna la Rossa, che originariamente derivava dal colore dei mattoni dei palazzi del centro storico, iniziò ad avere una connotazione politica.

Così come in tutta Italia, anche Bologna subì il peso degli anni di piombo, negli anni settanta. Proprio Bologna fu teatro del più grande attentato della storia d’Italia, passato tristemente alla storia come la strage di Bologna: un gruppo terroristico fece esplodere nella stazione della città una bomba che causò 85 morti e oltre 200 feriti.

Ad oggi Bologna è una dei centri urbani più sviluppati d’Italia, nota per la sua cucina, per la sua storia e la sua cultura.

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Diagramma di flusso: che cos’è, a cosa serve, come si realizza

Sei alla ricerca di informazioni sul diagramma di flusso e su come realizzarlo?

Sei nel posto giusto: in questa guida ti spiegheremo che cosa sono i diagrammi di flusso, a cosa servono e come fare per costruirne uno sfruttando strumenti digitali.

I diagrammi di flusso sono uno strumento molto utile per rappresentare in maniera semplificata, sotto forma di schema, un concetto o un’idea più complessa. Si tratta, dunque, di una rappresentazione grafica utile per organizzare al meglio il lavoro e mettere le idee in ordine.

Come potrai immaginare, esistono diversi tipi di diagrammi di flusso e questi sono sempre composti da forme geometriche collegate in maniera multi-direzionale fra loro. Questi strumenti si prestano ad essere utilizzati in diversi contesti, da quello accademico a quello professionale.

Ma vediamo ora che cos’è un diagramma di flusso, da quali elementi è composto e come fare per crearne uno.

Quello che devi sapere sui diagrammi di flusso

Che cosa sono i diagrammi a blocchi? Che caratteristiche hanno? A queste (e molte altre) domande risponderemo nei prossimi paragrafi della nostra guida dedicata agli studenti dell’Università Niccolò Cusano.

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Definizione

Il concetto di diagramma di flusso è da ricondurre al mondo dell’informatica; come abbiamo accennato, si tratta una rappresentazione grafica delle operazioni da eseguire per l’esecuzione di un programma. Ogni step è visualizzato tramite una serie di simboli standard.

Grazie ad un linguaggio di modellazione grafico, il diagramma visualizza:

  • Le operazioni da compiere, rappresentate attraverso sagome convenzionali (rettangoli, rombi, esagoni, parallelogrammi, rettangoli smussati…),ognuna con un preciso significato logico e all’interno delle quali un’indicazione testuale descrive l’attività da svolgere;
  • La sequenza nella quale devono essere compiute, rappresentata con frecce di collegamento.

Per via di queste sue caratteristiche, il diagramma di flusso può essere ricondotto alla macrocategoria del diagramma a blocchi, che rientra a sua volta nella categoria delle mappe concettuali.

Perché creare un diagramma

Sicuramente ti starai chiedendo perché i diagrammi possono esserti utili nello studio e possono costituire un valido aiuto per riordinare le idee. Ti rispondiamo subito: ci sono diversi motivi per i quali dovresti sfruttare diagrammi di flusso e mappe concettuali. Eccone alcuni:

  • Mettere nero su bianco le idee: per snocciolare le idee relative ad un tema in particolare, i diagrammi sono lo strumento ideale, soprattutto perché permettono di creare dei collegamenti logici tra blocchi;
  • Ripassare: i diagrammi sono utilissimi per un rapido colpo d’occhio dopo aver studiato;
  • Illustrare un progetto: se devi presentare un’idea o un progetto, sfrutta i diagrammi di flusso per connettere i tuoi concetti.

Il diagramma di flusso è parente stretto delle mappe concettuali, utilissime per massimizzare i risultati del tuo studio. Sono entrambi strumenti di studio veramente utili, che ti permettono – in maniera molto semplice e pratica – di schematizzare gli argomenti che devi studiare e, di conseguenza, di ricordarli meglio.

Cimentarsi nella schematizzazione grafica consente proprio di incamerare meglio le informazioni e ricordarle con più facilità.

Focus: mappe concettuali

Le mappe concettuali sono “parenti” del diagramma di flusso e, per questo, abbiamo pensato che saperle utilizzare ti sarebbe stato utile per prepararti al meglio.

Per creare una mappa concettuale dovrai:

  • Scegliere l’argomento che desideri schematizzare;
  • Scriverlo a caratteri maiuscoli al centro del tuo foglio di lavoro;
  • Dividerlo in concetti inferiori e, con l’ausilio di frecce e di ramificazioni, collegare il tutto con dei nessi logici.

In generale, ogni mappa concettuale può essere costituita da due diversi elementi:

  • I nodi concettuali, ossia i concetti che identificano l’argomento che stai studiando;
  • Le relazioni associative, ossia le frecce che collegano i diversi nodi concettuali e rappresentano i nessi logici che si instaurano tra i concetti. Possono essere accompagnati da una breve etichetta che ha il compito di chiarire che tipo di relazione intercorre tra i diversi nodi concettuali.

Come creare diagrammi di flusso

Veniamo ora alla parte più pratica della nostra guida, dove ti spiegheremo come creare un diagramma di flusso. Per dare vita ai tuoi diagrammi, puoi sfruttare una serie di risorse digitali, facili da utilizzare e perfette per tutte le esigenze. Vediamo quali sono le più importanti e che tipo di possibilità offrono.

Diagram Designer

Se vuoi scoprire come fare un diagramma di flusso, sicuramente Diagram Designer è un software da conoscere. Si tratta di un programma gratuito per Windows, molto leggero e adatto anche ai PC più vecchi.

Con questo strumento, puoi creare, importare e modificare diagrammi di flusso con estrema facilità, usando la tecnica del drag and drop.

Sicuramente Diagram Designer si distingue per la sua intuitività e semplicità di utilizzo, rendendolo perfetto anche per chi ha poca dimestichezza con questo tipo di strumenti.

Il software permette ampi margini di personalizzazione, anche dei testi all’interno dei vari blocchi. Per iniziare ad utilizzare questo strumento, scaricalo sul tuo PC, installalo e inizia ad esplorare il menù, disponibile anche in italiano.

Per creare il tuo diagramma ti basterà utilizzare la barra in alto dedicata alle forme geometriche e alle frecce disponibili.

Creately

Creately è un programma online che permette di creare diagrammi di flusso. Lo strumento ha delle funzionalità gratuite e consente di generare diagrammi di flusso in maniera semplice e veloce, permettendo anche la collaborazione tra gli utenti previo pagamento di un abbonamento mensile.

Per utilizzare questo programma:

  • Collegati al sito web;
  • Iscriviti gratuitamente inserendo i tuoi dati oppure accedendo attraverso i social media;
  • Vai alla homepage del sito e premi su Go To App per iniziare a creare i tuoi diagrammi;

All’interno della piattaforma puoi scegliere il tipo di diagramma che vuoi creare, optando per diverse forme geometriche e formattando i testi per font e grandezza.

Cacoo

Cacoo è un servizio Web collaborativo che permette di creare un diagramma di flusso direttamente su Internet, modificarlo e condividerlo con gli altri in maniera estremamente facile e veloce. Come per Creately, per accedere al servizio ti basterà iscriverti inserendo nome, email e password.

Una volta effettuata la registrazione gratuita, puoi creare il tuo grafico in modo semplice e immediato, sfruttando anche alcuni template a disposizione. Accedendo alla voce Flowchart potrai vedere i modelli più classici dei grafici a diagramma di flusso. Una volta fatto clic sul diagramma di flusso di base ti basterà premere il pulsante select. Avrai così automaticamente creato un modello di base di un diagramma di flusso che potrai modificare a tuo piacimento.

Anche in questo caso i modelli sono condivisibili con altri utenti.

Sul diagramma di flusso abbiamo detto proprio tutto: come avrai avuto modo di capire, si tratta di uno strumento validissimo per riordinare i concetti e semplificare lo studio e la memorizzazione. Grazie al diagramma sarai più veloce nel ricordare le nozioni, che vengono visualizzate graficamente nello schema.

Siamo certi che, grazie ai nostri consigli, riuscirai a sfruttare al meglio questa risorsa e a raggiungere tutti i tuoi traguardi accademici.

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Cosa regalare ad una laurea: idee regalo per giovani neolaureati

Cosa regalare ad una laurea? Questa è sicuramente una delle domande più frequenti tra gli studenti universitari, che si ripresenta puntuale all’avvicinarsi di ogni sessione.

La laurea è un momento importante della vita di uno studente: questa sancisce l’inizio di un nuovo percorso e l’ingresso nel mondo lavorativo, dopo anni di studio intenso e sacrificio per acquisire competenze solide e spendibili.

Se hai ricevuto un invito ad una cerimonia di laurea di un collega di corso, di un amico o della fidanzata e non sai cosa regalare, niente panico: abbiamo selezionato per te i migliori regali per laureandi, dai grandi classici alle idee più originali.

Scopriamoli subito.

Le migliori idee regalo per laurea

Regali per laureato: da dove iniziare per scegliere il pensiero perfetto per l’occasione? Ecco i consigli dell’Università Niccolò Cusano per fare bella figura e optare per la soluzione più in linea con le tue esigenze.

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regali per laureandi

Regali tipici per laurea: cosa sapere prima di iniziare

Se ti stai chiedendo cosa regalare ad una laurea, la prima cosa da sapere è che non esistono regole ed etichette prestabilite: puoi scegliere il pensiero che preferisci, a seconda della persona che dovrà riceverlo.

Ma quali sono le domande che devi porti prima di scegliere il regalo? Sicuramente i punti da avere ben chiari fanno riferimento a:

  • Il tuo budget
  • I gusti e le preferenze del neolaureato
  • Il biglietto di auguri

Chiaramente è bene sapere qual è il budget che hai a disposizione. Quanto spendere per il regalo di laurea? Beh, sicuramente dipende molto dalla tua disponibilità e dal ricevente. Ci sono regali di laurea economici o anche più costosi: sta a te scegliere che budget destinare al tuo pensiero.

I gusti del neolaureato, così come le sue esigenze specifiche, sono fondamentali da conoscere. Ci sono diverse tipologie di regali, da quelli tecnologici a quelli più esperienziali come i viaggi. Il tutto accompagnato da un biglietto di auguri con una dedica speciale, studiata su misura per il destinatario.

Vediamo ora quali sono le idee regalo più gettonate per celebrare una laurea.

Regali classici

Per regali classici intendiamo quei regali senza tempo, che sono in grado di esercitare sempre un certo fascino in chi li riceve.

Rientrano in questa categoria, ad esempio:

  • Una penna stilografica: si tratta di uno strumento prezioso e utile, che può diventare il portafortuna d’eccellenza per i futuri colloqui di lavoro del tuo amico neolaureato;
  • Ventiquattrore: le classiche borse da lavoro sono perfette per iniziare una nuova vita professionale;
  • Orologio: altro grande classico dei regali per laureati. Che sia elegante o sportivo l’orologio non passa mai di moda, anche se prevede un investimento economico più elevato;
  • Libri: un ottimo pensiero low cost. Puoi regalare al neolaureato un libro che desidera da molto tempo, oppure un saggio legato al suo percorso accademico e alla sua (futura) professione.

Regali hi-tech

Gli strumenti tecnologici sono sempre ben accetti da un neolaureato. Ce ne sono di diversi tipi; vediamo qualche proposta:

  • Tablet: regalo mediamente costoso, ma assai utile per chi lo riceve. Se il neolaureato possiede giù un tablet, considera la possibilità di regalare un accessorio, come una nuova custodia;
  • Smartwatch: un regalo ideale per chi ama tenere tutto sotto controllo;
  • Macchina fotografica: un pensiero utile per immortalare ogni momento, anche se necessita di un budget elevato;
  • PC: regalo impegnativo ma sicuramente utile, soprattutto se chi lo riceve aveva già intenzione di acquistarne uno.

Vestiti e gioielli

Se ti stai chiedendo cosa regalare ad una laurea, abiti e accessori sono molto gettonati. Se vuoi optare per un dono del genere, ti consigliamo di:

  • Fare un giro per negozi con il neolaureato: in questo modo potrai sondare il terreno e capire cosa desidera;
  • Acquistare online, ma solo se conosci i gusti del festeggiato. Se conosci i siti web dove acquista di solito, puoi prendere un regalo online e farglielo recapitare direttamente a domicilio;
  • Prendere una gift card in uno store, se sai che il neolaureato acquista in quel negozio ma non vuoi rischiare di sbagliare regalo.

I gioielli e, più in generale, gli accessori, sono ottimi pensieri da destinare soprattutto alle ragazze. Se stai cercando il regalo di laurea per l’amica o un regalo di laurea per una ragazza da 30 euro, ecco qualche idea per te:

  • Orecchini;
  • Bracciale;
  • Collana.

Tieni in considerazione che il colore della laurea è il rosso, quindi cerca di ispirarti a questa nuance per il tuo regalo. Ci sono anche dei particolari simboli di buon auspicio che si regalano spesso per una laurea, magari sotto forma di ciondolo. Ad esempio:

  • Il gufo, che rappresenta la saggezza;
  • La coccinella rossa e nera, che porta fortuna;
  • Il ferro di cavallo, simbolo di protezione.

Esperienze

Veniamo ora alle esperienze da regalare per la laurea, come un viaggio o una giornata speciale. Sicuramente regalare un viaggio potrebbe essere impegnativo dal punto di vista economico: può andare bene nel caso di un regalo collettivo oppure se il ricevente è una persona particolarmente importante per te.

Tra le idee regalo per laurea di tipo esperienziale:

  • Weekend fuori porta: puoi regalare un weekend in una città d’arte oppure in un agriturismo, a seconda dei gusti del neolaureato. Se non li conosci, puoi optare per una gift box;
  • Biglietto aereo: se conosci le intenzioni di viaggio del neolaureato, regalargli un biglietto aereo (ma anche per il treno) potrebbe essere un pensiero gradito;
  • SPA: dopo la laurea, una giornata di relax è quello che ci vuole. Regalare una giornata in SPA potrebbe essere una mossa vincente;
  • Giro in auto di lusso: se devi fare un regalo di laurea al fidanzato appassionato di motori, un giro in un auto di lusso o in un circuito è la soluzione ideale.

Biglietto d’auguri

Ora che abbiamo visto cosa regalare ad una laurea, vediamo come preparare un biglietto di auguri con una dedica speciale per chi lo riceve.

Ci sono tantissimi aforismi motivazionali perfetti per augurare buona fortuna al neolaureato. Vediamone alcuni che potresti utilizzare nel tuo biglietto:

  • “La vita è un’enorme tela: rovescia su di essa tutti i colori che puoi” – Danny Kaye
  • “Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa piacere così come sei! Quindi vivi, fai quello che ti dice il cuore, la vita è come un’opera di teatro, ma non ha prove iniziali: canta, balla, ridi e vivi intensamente ogni giorno della tua vita prima che l’opera finisca priva di applausi” – Charlie Chaplin
  • “Dai a ogni giornata la possibilità di essere la più bella della tua vita” – Mark Twain
  • “Ci sono solo due giorni all’anno in cui non puoi fare niente: uno si chiama ieri, l’altro si chiama domani, perciò oggi è il giorno giusto per amare, credere, fare e, principalmente, vivere” – Dalai Lama
  • “Tra venti anni non sarete delusi dalle cose che avete fatto… ma da quelle che non avete fatto. Levate dunque l’ancora, abbandonate i porti sicuri, catturate il vento nelle vostre vele. Esplorate. Sognate. Scoprite” – Mark Twain

Hai le idee più chiare su cosa regalare ad una laurea?

Siamo certi che, grazie ai nostri consigli, riuscirai a trovare il regalo perfetto per festeggiare una ricorrenza unica e speciale.

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Ritrovare la voglia di studiare: ecco 5 consigli utili

Sei alla ricerca di consigli per ritrovare la voglia di studiare?

Niente paura: in questa guida dell’Università Niccolò Cusano ti spiegheremo quali sono le cause della mancanza di interesse momentanea nei confronti dello studio e ti daremo tanti consigli utili per ritrovare le energie e la fiducia in te stesso necessari per ricominciare alla grande.

Nel corso della tua carriera accademica, possono esserci dei momenti in cui la voglia di applicarsi nello studio scarseggia: che sia per distrazione o per motivi legati alla sfera personale, il calo di motivazione può essere gestito mettendo in atto alcune accortezze.

Se “non ho voglia di studiare” è la frase che stai ripetendo più spesso, continua nella lettura e scopri come fare per ritrovare la giusta carica.

Ecco come avere voglia di studiare

Come fare per riuscire a ritrovare la motivazione necessaria per studiare all’università e preparare i tuoi esami? Vediamo subito le migliori dritte per combattere l’apatia e ricominciare a dedicare ai libri il gusto tempo.

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Non riesco più a studiare come prima: perché?

non riesco a studiare

La prima domanda a cui vogliamo rispondere in questa guida su come ritrovare la voglia di studiare fa riferimento proprio alle cause che possono intervenire in questo meccanismo.

Cerchiamo dunque di rispondere al perché e di fare chiarezza sulle ragioni che ti hanno demotivato a studiare. Ecco alcuni dei possibili motivi:

  • Eventi traumatici: nella vita possono capitare imprevisti più o meno gravi che possono agire sulla tua motivazione e sulla tua concentrazione. Se, per esempio, hai avuto a che fare con un incidente, una separazione o un lutto, potresti non riuscire a dedicare allo studio il giusto tempo;
  • Risultati scarsi: se, pur ritenendo positivo il tuo impegno, continui a collezionare risultati poco soddisfacenti e votazioni poco in linea con le tue aspettative, potresti avere un crollo della motivazione che ti porta a studiare sempre meno;
  • Sei fuori corso: come nel caso della media bassa, anche l’essere fuori corso può portarti a procrastinare le ore da dedicare ai libri;
  • Hai cambiato idea sul tuo futuro: a volte può capitare di cambiare idea circa i tuoi desideri futuri. Poniamo il caso che tu stia studiando economia per diventare un commercialista; durante il tuo percorso di studi, ti sei però reso conto che questa strada non è adatta a te e vorresti frequentare un corso di laurea in giurisprudenza per diventare avvocato. Se senti di aver sbagliato strada, la tua voglia di studiare può risentirne;
  • Esami particolarmente ostici: sei arrivato in un momento del tuo percorso accademico in cui devi sostenere esami difficili o particolarmente ostici per te. Studiare qualcosa che non ti piace può sicuramente influire sulla tua voglia e sul rendimento.

Sicuramente, almeno uno di questi 5 motivi ha influito sul tuo desiderio di preparare gli esami con profitto. Come fare, dunque, per ritrovare la concentrazione?

Vediamo ora qualche consiglio utile.

1 – Crea un piano di studio

Uno dei consigli più utili che vogliamo darti per ritrovare la voglia di studiare è di creare un piano di studio. Ma di cosa si tratta esattamente?

Dovrai fare mente locale sugli esami da preparare, capire quali vorresti sostenere nella prima sessione utile e realizzare una tabella di marcia per lo studio, fondamentale per scandire i tempi e raggiungere obiettivi ben definiti.

Ma vediamo come procedere step by step:

  • Fai una lista di tutti gli esami da sostenere e delle sessioni a tua disposizione;
  • Suddividi gli esami in modo equo per tutte le sessioni disponibili;
  • Scegli gli esami da dare nella prima sessione utile;
  • Prendi il programma didattico relativo agli esami da sostenere;
  • Crea un piano di studio efficace e realistico, fissandoti degli obiettivi giornalieri e settimanali. Ad esempio, potresti stabilire di studiare 3 capitoli di un manuale in 4 ore e di dedicare alla preparazione di questo esame metà della tua giornata;
  • Cerca di fare un programma di studio che si sposa con le tue effettive esigenze e il tuo stile di vita, per non incappare in errori difficili da recuperare. Considera sempre che gli imprevisti possono essere dietro l’angolo.

Pianificare lo studio ti aiuterà a non procrastinare, ad avere degli obiettivi tangibili su cui lavorare per ricominciare a studiare con profitto.

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2 – Elimina le distrazioni

Non riesco a studiare, mi distraggo“: questa è un’altra delle tue frasi-tipo. La cosa migliore da fare è eliminare ogni forma di distrazione. Da dove iniziare?

  • Chiediti che cos’è che ti distrae più spesso: l’uso del cellulare, i social media, i rumori in sottofondo?
  • Una volta identificata la distrazione, isolala.

Mentre studi, tieni lontano da te il cellulare, disattiva le notifiche automatiche al computer e tutto ciò che può portarti a distogliere l’attenzione. Se cedi nella tentazione di visitare siti web in particolari, utilizza un sistema che sia in grado di bloccarne la navigazione temporaneamente.

Se, invece, tendi ad essere multitasking, cerca di liberarti da questa abitudine: affrontare una cosa per volta e fare i compiti che ti spettano singolarmente è il modo migliore per svolgerli al meglio.

3 – Rivedi il tuo ambiente

Per ritrovare la voglia di studiare l’ambiente in cui ti trovi è fondamentale.

La scelta di un ambiente di studio tranquillo è l’ideale per creare il giusto clima per concentrarsi. Scegli luoghi molto silenziosi e privi di distrazioni. Quando la voglia di studiare è al minimo, il più insignificante rumore può distrarti.

Organizza la tua scrivania: lascia solo l’indispensabile per studiare come libri, block notes, fogli per appunti, matite colorate ed evidenziatori.

Se studiare in casa ti sta stretto, prova a recarti in biblioteca o, se preferisci, all’aperto in un parco. Cambiare spesso ambiente può essere sicuramente un fattore stimolante per la tua preparazione.

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4 – Impara a gestire il tempo (e le pause)

Per uno studio davvero efficace è molto importante saper gestire bene i tempi e le pause. Le pause, infatti, aiutano a ritrovare la concentrazione e a non lasciarsi sopraffare dalla mole di compiti da svolgere.

Una tecnica efficace che può venirti in aiuto è la cosiddetta tecnica del pomodoro. Come funziona? Vediamolo subito:

  • Procurati un “pomodoro”, ossia un banale timer da cucina reperibile facilmente in qualsiasi ipermercato o negozio di casalinghi;
  • Suddividi le tue sessioni di studio in intervalli di 25 minuti;
  • Imposta il timer a 25 minuti e durante questo periodo di tempo non distrarti per nessun motivo. Se ti distrai, dovrai reimpostare il timer dall’inizio;
  • Dopo i 25 minuti di studio, concediti 5 minuti di pausa e poi ricomincia per altri 4 pomodori;
  • Dopo 4 pomodori, concediti una pausa di 10-20 minuti.

Una volta terminati tutti i “pomodori” della giornata, concediti una pausa da dedicare a ciò che ti piace di più: una corsa al parco, una partita a calcetto, un aperitivo con gli amici. Staccare completamente ti aiuta a sedimentare quanto appreso e a ricaricare le pile per la prossima sessione di studio.

5 – Chiarisci il tuo perché

Per arrivare dritto all’obiettivo, è bene ricordarti perché vuoi farlo. Cosa ti ha spinto ad iniziare il tuo percorso di studi?

Pensare alla tua motivazione e a ciò che ti spinge ad impegnarti è fondamentale per ritrovare la voglia di studiare e concentrarti per arrivare dove desideri.

Su questo tema abbiamo detto proprio tutto: siamo certi che, grazie ai nostri consigli, riuscirai a ritrovare concentrazione e motivazione e ripartire con grinta e tenacia verso il raggiungimento della meta.

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Riciclare oggetti: 10 idee creative da mettere in pratica

Riciclare oggetti è la soluzione ideale per dare nuova vita alle cose che non utilizzi più.

Dal vetro alla carta, sono tantissimi i materiali che possiamo recuperare e riadattare con l’arte del riciclaggio. Grazie al riuso creativo, infatti, abbiamo modo di non gettare via mai nulla, ma di dare sfogo alla fantasia per creare cose sempre nuove, risparmiando anche tanto denaro.

Ma da dove partire per riciclare tutto in casa e cimentarti in questa sfida? In questa guida dedicata agli studenti dell’Università Niccolò Cusano ti daremo tanti spunti per tirare fuori la tua creatività e realizzare oggetti semplici e innovativi, a costo zero o quasi.

Se sei pronto, iniziamo subito.

Idee per il fai da te creativo

Non vedi l’ora di avere qualcosa di nuovo in casa senza spendere un patrimonio? Vediamo come l’arte del riciclo può venirci in aiuto e come realizzare oggetti nuovi sfruttando vecchi materiali.

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Perché il riciclo creativo?

Perché il riciclo creativo può aiutarti nella tua vita da studente? Ci sono diversi vantaggi, che vedremo nel dettaglio nei prossimi punti:

  • Stimola la creatività: il riuso degli oggetti vecchi ti aiuta a stimolare il tuo lato creativo e a staccare la spina, soprattutto quando sei stressato;
  • Ti fa risparmiare denaro: riciclando le cose che non usi eviterai di acquistarne altre e, quindi, avrai un vantaggio anche economico;
  • Ti permette di avere oggetti originali: le tue creazioni fai da te sono uniche. Nessuno può riprodurre lo stesso oggetto, rendendo il tutto ancora più esclusivo. Potresti anche pensare di confezionare dei regali per la laurea fatti su misura per chi li riceve.

Riciclare: ecco gli oggetti da non buttare mai

Apriamo la nostra guida su come riciclare oggetti da buttare con un elenco di cose che non dovresti mai gettare via in casa. Si tratta di oggetti che tutti noi abbiamo, ma può capitare di non avere ben chiaro il modo migliore per restituirgli nuova vita.

Vediamo subito quali sono:

  • Lampadine fulminate: uno degli oggetti più gettonati nel riciclo creativo è la lampadina. Le lampadine, infatti, possono essere riutilizzate in diversi modi, ad esempio in qualche composizione per centrotavola;
  • Scatole di cartone: il cartone è il materiale da riciclo per eccellenza. Si possono ricavare davvero tantissimi nuovi oggetti, dalle cornici per foto ai contenitori per piccoli monili;
  • Bottiglie in vetro: le bottiglie possono essere usate come portacandele o come speciali lampade da giardino. Le bottiglie in plastica, invece, possono essere impiegate in tanti modi, ad esempio come vasi;
  • Jeans: se vuoi riciclare i tuoi vecchi vestiti, i jeans sono il capo più versatile. Da questi si possono ricavare cuscini, toppe e anche delle pochette.

Vediamo ora qualche idea per riciclare oggetti in modo semplice e originale.

Riciclare e creare: 10 spunti

Se stai cercando idee riciclo per l’arredamento della tua casa da studente, ti accontentiamo subito: abbiamo selezionato 10 spunti che possono aiutarti a sviluppare la tua creatività.

riuso creativo

Copertoni delle auto

I vecchi copertoni delle auto possono essere davvero preziosi come complementi d’arredo per il giardino. L’idea? Utilizza i copertoni come aiuole in cui piantare erbe aromatiche e fiori, da utilizzare in veranda o in balcone.

Uno spunto in più: tagliando la gomma potresti realizzare altalene e giochi sospesi per i più piccoli, da appendere all’albero del giardino.

Bancali

I bancali sono utilizzatissimi nel mondo del riciclo. Essendo estremamente economici e facili da modificare, sono perfetti anche per chi è alle prime armi e non ha molta manualità.

I pallet possono essere utilizzati come divani, da utilizzare sia indoor che outdoor: basta abbellire il tutto con qualche cuscino colorato e materassi per rendere il tuo spazio davvero unico (e perfetto anche per i tuoi pomeriggi di studio).

Cassette per la frutta

Riciclare oggetti da buttare è un’arte, così come impreziosire oggetti davvero “poveri” e, in apparenza, poco funzionali. Tra questi, sicuramente le cassette della frutta in legno.

Come possono essere riutilizzate? Ad esempio, potresti pitturarle e utilizzarle come come oggetti per il salotto, dalla libreria al tavolino.

Lattine

Le lattine utilizzate per contenere pelati o legumi sono l’ideale per essere personalizzate e trasformate in oggetti d’arredo. Con un semplice restyling,  le lattine diventano barattoli dove raccogliere penne, matite o piantine.

Anche le lanterne possono essere facilmente realizzate a partire da una lattina: basta fare delle incisioni sulla superficie di metallo per creare effetti di luce davvero spettacolari.

Bottiglie in plastica

Quando si parla di riciclare oggetti, le bottiglie in plastica sono in pole position. Gli impieghi che possono avere sono tantissimi: aggiungendo all’interno qualche sassolino colorato, possono essere utilizzate come portapenne originali e creativi.

Non solo le bottiglie: anche i tappi possono essere sfruttati per delle creazioni sfiziose. Se parliamo di tappi di sughero, ad esempio, questi possono essere utilizzati per creare cornici o tappetini da mettere in qualche angolo della casa.

Valigia

Un’altra simpatica idea per personalizzare l’arredamento della tua casa è quella di utilizzare una valigia vintage come…tavolino. Ti basterà scegliere un supporto e posizionare sopra la tua valigia old style, dove appoggiare il tuo telefono o il computer.

CD

Anche i vecchi CD possono essere sfruttati per un riciclo creativo. Ad esempio, se li incolli fra loro e inserisci un supporto, i tuoi CD possono trasformarsi in un portacellulare da lasciare sulla tua scrivania.

Inoltre, potresti creare delle bellissime cornici per specchi o foto, da appendere alle pareti di casa.

Candele usate

Per riciclare dei mozziconi di candele, potresti fonderle e dare vita ad una candela nuova, da posizionare in un barattolo in vetro.

Se hai scelto cera di diversi colori, puoi fonderla e creare poi delle linee alternando le tinte. Chiaramente accertati sempre che lo strato sottostante si sia solidificato prima di passare al successivo altrimenti rischi di mescolare le tonalità con effetti non sempre desiderati.

Palline da tennis

Per riciclare le palline da tennis e creare nuovi oggetti, le opzioni sono davvero tantissime:

  • Salvadanaio: per trasformare la pallina da tennis in un salvadanaio, ti basta creare una fessura in superficie e creare un’apertura sul fondo, che sia richiudibile;
  • Portafoto: facendo una fessura più fina, puoi utilizzare la pallina come portafoto inserendo la tua immagine all’interno del taglio;
  • Cuccia per cani: un’idea originale, nata dal designer Hugh Hayden, è quella di incollare le palline da tennis e creare una cuccia per cani, da mettere sia in casa che in veranda.

Lampadine

Riciclare oggetti come le lampadine a incandescenza può essere estremamente semplice. Con un po’ di fantasia potresti realizzare:

  • Ampolle per fiori: prestando attenzione a non tagliarti, puoi ricavare il bulbo della lampadina e fissarlo su una base. All’interno puoi inserire dei fiori finti ornamentali e utilizzare la struttura come soprammobile per la tua scrivania o per la libreria;
  • Portaspezie: sempre ricavando il bulbo della lampadina, potresti inserire all’interno sale o spezie e chiudere il tutto con un tappo forato;
  • Decorazioni natalizie: non solo ampolle o portaspezie. Anche le decorazioni natalizie da attaccare all’albero possono essere un ottimo modo per restituire la vita a vecchie lampadine a incandescenza.

Sul riciclo ti abbiamo detto proprio tutto (per ora): ti auguriamo di trascorrere una piacevole pausa studio all’insegna della creatività e della fantasia.

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