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Smettere di procrastinare: tecniche e consigli per imparare ad agire subito

Devo smettere di procrastinare“: quante volte ti sei ripetuto questo mantra nella tua testa? Magari mentre cercavi di studiare un nuovo capitolo per l’esame di diritto privato o, magari, quando continuavi a rimandare quella prova che percepisci come troppo impegnativa.

Conosciamo tutti il ​​fenomeno della procrastinazione. Quando procrastiniamo, rimandiamo compiti importanti che dovremmo fare, fino a giungere al momento in cui è decisamente troppo tardi. Quando è davvero troppo tardi, ci lasciamo prendere dal panico e ci malediciamo per non avere iniziato prima. I procrastinatori seriali sono “schiavi” di questo ciclo e finiscono per rimandare qualunque cosa per ridursi all’ultimo minuto, soffrendo carichi enormi di stress.

In questa guida dell’Università Niccolò Cusano ti spiegheremo perché tendi a rimandare ciò che proprio non ti piace e come uscire da questo circolo vizioso, attraverso una serie di tecniche ed esercizi da mettere in pratica subito.

Tutti i rimedi alla procrastinazione: ecco come smettere di rimandare

Ci siamo: hai un progetto importante da portare a termine per l’Università o per il lavoro. Il tempo stringe e hai paura di non completarlo in tempo. Hai rimandato settimane (o anche mesi) prima di mettere mano su questo progetto e ora i tuoi livelli di ansia sono al vertice perché devi trovare una soluzione immediata.  Purtroppo, questa è un’esperienza comune per molti di noi.

Ecco tutti i consigli per smettere di procrastinare e abbattere finalmente quella sensazione di stress e di ansia che ti affligge quando ti senti perennemente con i minuti contati.

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Perché tendiamo a procrastinare troppo?

Tutti noi procrastiniamo almeno una volta nella vita. L’attività della procrastinazione “patologica” a volte può riguardare questioni banali, ma spesso riguarda questioni ben più importanti che richiedono tanto tempo e impegno.

Cose come la scrittura di un progetto per l’università o l’aggiornamento del curriculum per cercare un nuovo lavoro sono solo due esempi delle attività che si procrastinano più spesso.

Le giustificazioni che tendiamo a darci sono tra le più disparate: “ora non è il momento giusto”, “non ho tempo”, “sono stanco”. Nella stragrande maggioranza dei casi, si tratta solamente di scuse, di meccanismi di difesa messi in atto dal nostro cervello per evitare di farci uscire da una zona di comfort ed esporci ad un carico di stress emotivo più difficile da digerire.

Siamo programmati per cercare la soluzione più semplice: per questo ci serviamo della procrastinazione, perché ci tutela da una situazione che, in un certo senso, percepiamo come pericolosa.

Smettere di procrastinare ci permetterebbe di andare oltre questo schema, liberarci dalle nostre ancore e dirigerci verso obiettivi molto ambiziosi, se contestualizziamo la cosa in un progetto a più ampio respiro.

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Consigli per evitare la procrastinazione

Parlando di procrastinazione e rimedi, abbiamo preparato per te qualche consiglio da seguire per uscire da questa fase e metterti all’opera subito.

Ecco quello che dovresti fare per smettere di essere un procrastinatore seriale e riprendere in mano la tua vita.

Inizia a programmare piccoli step

Una delle cause della procrastinazione risiede nel fatto che vediamo certi obiettivi come troppo “grandi” da raggiungere. Una soluzione potrebbe essere quella di scomporre questo lavoro in piccoli step, da portare avanti passo dopo passo.

Scomponendo il lavoro, percepirai ogni step come più leggero e alla tua portata, evitando di rimandarlo. Ad esempio, se devi studiare un manuale di diritto privato in due settimane, potresti scomporre il lavoro in questi step giornalieri:

  • Dal giorno 1 al giorno 3 – Lettura generale di ogni capitolo
  • Giorno 4 – Creazione di mappe concettuali per i 5 capitoli del libro
  • Giorno 5 – Studiare il capitolo 1
  • Giorno 6 – Studiare il capitolo 2
  • Giorno 7 – Studiare il capitolo 3
  • Giorno 8 – Studiare il capitolo 4
  • Giorno 9 – Studiare il capitolo 5
  • Dal giorno 10 al giorno 14 – Focus giornaliero su ogni capitolo per il ripasso + ripetizione ad alta voce

Tieni sempre traccia dei tempi

Per capire come smettere di procrastinare, è necessario iniziare ad impostare tempi specifici per lo svolgimento dei tuoi compiti. La programmazione è di vitale importanza per la gestione del tempo e per misurare ogni progresso di apprendimento.

Avere solo una scadenza per il tuo lavoro è come un invito a procrastinare. Questo perché abbiamo l’impressione che abbiamo ancora tanto tempo davanti a noi e continuiamo a rimandare, finché non è troppo tardi.

Il nostro consiglio? Crea una cronologia generale con scadenze specifiche per ogni piccola attività, come abbiamo fatto nel paragrafo precedente indicando i giorni. Ogni giorno può essere suddiviso in ore, scomponendo ancora di più il tuo macro obiettivo giornaliero.

Ad esempio, potresti organizzare la giornata seguendo un programma di questo tipo:

  • Dalle 9:30 alle 11:00 – Studia dal paragrafo 1 al paragrafo 4
  • Dalle 11:00 alle 11:15 – Pausa
  • Dalle 11:15 alle 12:45 – Studia dal paragrafo 5 al paragrafo 9
  • Dalle 12:45 alle 14:00 – Pausa pranzo
  • Dalle 14:00 alle 16:00 – Studia dal paragrafo 10 al paragrafo 15
  • Dalle 16:00 alle 16:15 – Pausa
  • Dalle 16:15 alle 18:00 – Ripassa tutto il capitolo e ripeti ad alta voce

Non cercare la perfezione

Spesso rimandiamo qualcosa perché pensiamo di non riuscire a svolgere un compito alla perfezione. Crogiolarti nell’immobilismo però non ti aiuterà a smettere di procrastinare.

Mettiti all’opera e svolgi il tuo compito, anche se non ti sembra perfetto: c’è sempre tempo per revisionarlo.

Cura il tuo ambiente

L’ambiente in cui studi o lavori ha un peso specifico importante sulla tua produttività e sul tuo umore. In generale, un ambiente disordinato rispecchia una mente disordinata.

Ora è il momento di fare ordine: pulisci la tua scrivania, così come il desktop del tuo computer. Se l’ambiente in cui ti trovi non ti ispira, esci a fare una passeggiata e cerca un luogo più stimolante. Biblioteche, bar e coworking possono essere valide alternative per iniziare a lavorare su un progetto.

Frequenta persone positive

Le persone con cui trascorriamo del tempo influenzano i nostri comportamenti e il nostro modo di pensare.

Circondati di amici o colleghi che ti innescano emozioni positive e frequentali più spesso. Non immagini neanche quanto può essere forte il potere della contaminazione: lasciati “contaminare” dai pensieri positivi e vedrai che, in poco tempo, il tuo approccio (e i tuoi risultati) cambieranno.

Rivedi i tuoi obiettivi

Se ci sono dei progetti o degli obiettivi che stai rimandando da troppo tempo, potrebbe esserci un effettivo disallineamento tra ciò che si desidera e ciò che si sta facendo attualmente.

Spesso può accadere che gli obiettivi che ci fissiamo sono troppo ambiziosi o non tengono conto di alcune variabili contestuali che, per forza di cose, devono essere incluse nella tua programmazione.

Per riflettere sui tuoi obiettivi, allontanati dal tuo lavoro per un po’ di tempo (basta un weekend) e riorganizza il tutto. Prendi carta e penna e rispondi a queste domande:

  • Quali sono gli obiettivi che voglio raggiungere a breve termine? Quali invece, a lungo termine?
  • Cosa dovrei fare per raggiungere i miei obiettivi?
  • Quanto tempo dovrei allocare ad ogni obiettivo?
  • I miei obiettivi sono misurabili?
  • Quali sono i passi da fare?

Concediti dei premi

Un sistema per smettere di procrastinare consiste nel farti un regalo per ogni piccolo traguardo che raggiungi. Gratifica te stesso e regalati un pomeriggio con gli amici, una serata al cinema o un oggetto tecnologico che desideri da molto tempo.

Darti un incentivo ti porterà a evitare di rimandare compiti troppo spesso e a dirti “grazie” per ogni passo in avanti nel tuo percorso.

Su come smettere di procrastinare abbiamo detto tutto, per oggi: non ti resta che mettere in pratica tutti i nostri consigli e lanciarti nel raggiungimento dei tuoi obiettivi.

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Film sulla comunicazione interpersonale: ecco la nostra top five

Sei un appassionato di cinema e sei curioso di scoprire quali sono i migliori film sulla comunicazione da vedere?

Ti accontentiamo subito: in questa guida dell’Università Niccolò Cusano di Bologna ti racconteremo i film più belli che parlano di comunicazione, innovazione e marketing, dai grandi cult alle rivelazioni degli ultimi anni.

La comunicazione è parte integrante della nostra quotidianità. Con l’avvento della rivoluzione digitale, la comunicazione ha assunto una forma e un contenuto completamente diversi. Oggi le persone trascorrono molto tempo a interagire con i loro dispositivi digitali, attraverso i social media e i sistemi di messaggistica istantanea. Vediamo ora una la lista dei migliori film sulla comunicazione di sempre, che raccontano la rivoluzione del linguaggio degli ultimi anni e non solo.

Comunicazione e film: i 5 da vedere

Quali sono i capolavori cinematografici che raccontano al meglio la comunicazione e l’innovazione tecnologica legata a questo mondo? Ecco i 5 film sulla comunicazione interpersonale da non perdere.

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Il discorso del re

Apriamo la nostra top five con una pellicola del 2010: Il discorso del re. Questo film sulla comunicazione verbale e non verbale vede come protagonisti attori come Colin Firth, Geoffrey Rush, Helena Bonham Carter e Guy Pearce.

La trama. ispirata ad una storia vera, racconta la storia di Bertie, duca di York e secondo figlio di Re Giorgio V, afflitto da forti problemi di balbuzie sin dall’infanzia. Per risolvere il suo problema e poter finalmente parlare ai suoi cittadini, Bertie si rivolge al logopedista Lionel Logue, che lo prende in cura e sperimenta su di lui metodi decisamente anticonvenzionali. Un film d’impatto, con un cast stellare, da vedere assolutamente.

The Social Network

Continuiamo la nostra top five con The Social Network, un film del 2010 diretto da David Fincher.

La pellicola racconta la storia romanzata dei fondatori di Facebook e sul fenomeno sociale a cui hanno dato vita con la loro invenzione. In particolare, il film è incentrato sui primi e tumultuosi anni di Facebook, dalla sua fondazione nel 2004 fino alla causa da 600 milioni di dollari indetta contro il fondatore Mark Zuckerberg.

The Social Network ha ottenuto diversi riconoscimenti, tra cui 4 Golden Globe e  8 candidature agli Oscar 2011, vincendone 3, per la miglior sceneggiatura non originale, la miglior colonna sonora e il miglior montaggio.

The Interpreter

Uno dei film sulla comunicazione da non perdere assolutamente è The Interpreter, una pellicola del 2005 di Sydney Pollack, interpretata da Nicole Kidman e Sean Penn.

La trama vede come protagonisti l’interprete delle Nazioni Unite Silvia Broome che, per caso, ascolta una discussione riguardante un complotto e un tentativo d’omicidio.

Una curiosità su questa pellicola? Si tratta del primo film che ha ottenuto l’autorizzazione a filmare delle scene all’interno del Palazzo di Vetro dell’Organizzazione delle Nazioni Unite a New York; in precedenza, altri registi, tra i quali Alfred Hitchcock per il suo Intrigo internazionale, si erano visti rifiutare il permesso che l’allora Segretario Generale Kofi Annan ha invece concesso a Pollack.

Intrighi internazionali e coraggio rendono questo film avvincente e appassionante, da vedere tutto d’un fiato.

The Terminal

Un altro film sulla comunicazione da vedere è sicuramente The Terminal, film del 2004 diretto da Steven Spielberg ed interpretato da Tom Hanks, Catherine Zeta-Jones e Stanley Tucci.

Il protagonista della pellicola è Viktor Navorski, che  si vede costretto a “vivere” in un terminal dell’aeroporto dei voli internazionali, circondato da persone che non capiscono la sua lingua. Nel film si racconta la storia di una persona che si adatta a vivere in un nonluogo, che per la maggior parte delle persone è solo un punto di passaggio, imparando l’inglese, facendosi accettare e stringendo delle relazioni con le persone che lavorano nell’aeroporto, fino ad innamorarsi di una hostess.

Un film particolare ma con un senso profondo tutto da scoprire.

Lost In Translation

Chiudiamo la nostra top five di film sulla comunicazione interpersonale con Lost in translation, film del 2003, scritto, diretto e prodotto da Sofia Coppola con protagonisti Bill Murray e Scarlett Johansson.

La trama ruota attorno al complesso rapporto tra l’attore in declino Bob Harris e la neolaureata Charlotte, nato in un grande hotel di Tokyo. Charlotte sta cercando “il suo posto nel mondo”, mentre Bob sta sopportando un matrimonio mediocre negli Stati Uniti. Sia separatamente che insieme, i due compagni di viaggio vivono l’esperienza dell’americano a Tokyo, in un mix confusione e ilarità a causa delle differenze culturali e linguistiche con il Paese ospitante.

Il film ha ottenuto un grande successo di pubblico, così come di critica, ottenendo la candidatura per quattro premi Oscar, ossia miglior film, miglior attore per Bill Murray, miglior regista per Sofia Coppola e miglior sceneggiatura originale ancora per Sofia Coppola, che si è aggiudicata proprio quest’ultima statuetta.

Sui film sulla comunicazione abbiamo detto proprio tutto, per oggi: non ci resta che augurarti buona visione.

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Come scrivere un libro fantasy: consigli e linee guida da conoscere

Curioso di scoprire come scrivere un libro fantasy?

Se la scrittura è la tua passione e ami trascorrere i tuoi pomeriggi di pausa dallo studio universitario immerso nella lettura, i consigli di questa guida faranno proprio al caso tuo. Nei prossimi paragrafi di questa guida, infatti, ti racconteremo tutte le best practice per scrivere racconti e storie fantasy di successo, da condividere con chi vuoi tu.

Per molti scrittori o aspiranti tali, l’attività della scrittura è essenziale come mangiare o respirare: la passione per il genere fantasy può condurre alla scelta di scrivere qualcosa seguendo questo filone, inventando personaggi leggendari e scegliendo location magiche.

Diventare uno scrittore di successo e pubblicare un libro è una scalata difficile, ma non impossibile: vediamo ora quali sono gli accorgimenti da seguire per iniziare il tuo percorso in questo settore e realizzare il tuo sogno.

I consigli per scrivere storie fantasy avvincenti

Scrivere un racconto fantasy inventato, una serie di racconti o un libro non è semplice: servono un metodo da seguire e una serie di strumenti per poter strutturare il testo al meglio.

Ecco tutti i consigli dell’Università Niccolò Cusano di Bologna per aiutarti nella tua opera di scrittura.

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racconto fantasy

Conoscere il genere fantasy

Se vuoi capire come scrivere un libro fantasy, la prima cosa che devi fare è conoscere bene il tuo “genere”. Che cosa significa? Significa conoscerne storia, caratteristiche e autori principali.

Partiamo da un principio di base: la nostra letteratura è permeata, fin dai suoi albori, da storie fantastiche, che raccontano di divinità, miti, magie e mostri. Ti basti pensare, ad esempio, all’Odissea o all’Epopea di Gilgamesh.

Conoscere questi libri, le loro caratteristiche e gli autori ti permette sicuramente di avere un bagaglio culturale utile per iniziare la tua avventura nel mondo della scrittura.

Sono molti i testi che dovresti leggere prima di affermare di conoscere davvero il genere fantasy: ad esempio, JRR Tolkien è generalmente considerato il padre della saga fantasy in lingua inglese moderna.

C’erano romanzi fantasy scritti prima del ciclo di Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli di Tolkien, ma fu il successo commerciale del suo lavoro a consacrare le saghe fantastiche e a dare il via a questo filone, ispirando tantissime opere postume. Se la tua serie fantasy presenta creature tradizionali come elfi, troll e maghi, dovrai fare qualcosa di molto originale per distinguerti.

Tuttavia, è bene anche non concentrarsi solamente nella lettura dei libri cult di questo genere: l’unico modo per familiarizzare veramente con i cliché e le insidie ​​del mondo fantasy è leggere opere di decenni e sottogeneri diversi.

Scegli la giusta prospettiva

Veniamo ora a qualche consiglio di stile su come scrivere un libro fantasy. Uno degli aspetti da considerare è il modo in cui la tua storia è raccontata.

Prima di tutto devi decidere da quale punto di vista il lettore vivrà la storia: questo vedrà attraverso gli occhi di un singolo personaggio? Tutti questi personaggi saranno umani? Sarà scritto in prima o terza persona?

La prospettiva con cui è scritta la storia può essere scelta per consentire allo scrittore di lasciare intenzionalmente alcune informazioni, al fine di aumentare la suspense e sorprendere il lettore in seguito. Decidere quale punto di vista usare può avere un impatto su come si sceglie di sviluppare la trama, quindi è importante fare questa scelta in anticipo.

Costruisci i tuoi personaggi

I personaggi sono una parte fondamentale dei testi fantasy. Descrivi ognuno dei tuoi personaggi con minuzia di particolari: come autore, dovrai avere un’immagine molto vivida di ciò che stai creando per il lettore.

Anche abbozzare le immagini dei tuoi personaggi, se hai una vena artistica, può essere uno strumento utile. Secondo alcuni scrittori, per organizzare i personaggi può essere utile creare un file Excel dove associare, ad ogni personaggio, i suoi tratti fisici, gli aspetti caratteriali, la sa lealtà e le sue abilità speciali.

Quando si progettano i personaggi, è fondamentale considerare come possono cambiare nel libro: lo sviluppo e l’evoluzione del personaggio nel corso della narrazione è un ottimo modo per sorprendere i tuoi lettori.

Pensa al tuo “mondo”

Se vuoi imparare come scrivere un libro fantasy, dovrai pensare soprattutto alla cornice della tua storia.

l mondo che crei è il luogo in cui i tuoi lettori devono essere trasportati ogni volta che aprono il tuo libro. Ciò significa descrizioni vivide per rendere l’esperienza il più realistica possibile per il lettore.

Ad esempio, alcune delle domande che dovresti porti mentre costruisci la tua sceneggiatura sono:

  • Qual è l’infrastruttura del tuo mondo?
  • In che modo comunicano o viaggiano i tuoi personaggi?
  • Questo mondo è pieno di tranquillità o vede fazioni contrapposte?
  • Ci sono culture diverse che convivono nel tuo mondo?
  • Qual è il meccanismo di funzionamento del tuo mondo e in che modo differisce dal nostro?

Ci sono anche molti luoghi che possono essere “adattati” e concepiti in modo diverso in un racconto fantasy; pensa, ad esempio, ad una delle ambientazioni della saga Harry Potter di J.K. Rowling: il “binario 9 e tre quarti”. Tradizionalmente, il binario di un treno non è un luogo magico, ma la creatività ti aiuterà ad individuare posti insoliti per la tua sceneggiatura.

Pianificazione e struttura: ecco da dove cominciare (concretamente)

Abbiamo visto una serie di preziosi consigli da tenere a mente su come scrivere un libro fantasy di successo, ma non è tutto: per iniziare la stesura di un libro, è bene costruire una struttura per procedere con gli giusti step.

Come si inizia, nel concreto, a scrivere un libro o un racconto? Pianificando le varie tappe da affrontare. Vediamo quali potrebbero essere:

A) Prima di iniziare a costruire lo schema del tuo romanzo fantasy, dedica del tempo a un brainstorming libero, lasciando correre la tua immaginazione, generando idee e mettendole su carta;

B) Quando senti che sei pronto a superare la fase di raccoglimento di idee, poniti alcune domande fondamentali e datti delle risposte, mettendole nero su bianco. Queste domande possono essere, ad esempio:

  • Chi sarà il tuo personaggio principale? Quali e quanti saranno i personaggi secondari?
  • Qual è il problema e/o l’obiettivo con cui si deve misurare il tuo personaggio?
  • Quali difficoltà ci sono tra il personaggio e il suo obiettivo o la soluzione al suo problema?
  • Dove e quando (in generale) avrà luogo la tua storia?
  • Quali sono gli eventi principali che sposteranno il tuo personaggio verso la risoluzione il problema centrale del romanzo o raggiungere l’obiettivo centrale?

C) Riassumi in 1-2 frasi l’idea principale del tuo romanzo. Questo sommario dovrebbe includere un personaggio (o personaggi) e un problema o obiettivo importante. Se scopri che non puoi sintetizzare il tuo romanzo in solo 1-2 frasi, la tua idea probabilmente non è ancora sufficientemente focalizzata e dovresti continuare a lavorarci su.

Su come scrivere un libro fantasy abbiamo detto tutto, per oggi: la tua fantasia, unita ai nostri consigli, ti condurranno verso la costruzione di un racconto perfetto. Buona lettura e buona scrittura!

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Sociologia della comunicazione: che cos’è e cosa studia

Sei uno studioso o un appassionato di discipline umanistiche e sei curioso di scoprire che cos’è la sociologia della comunicazione?

Sei nel posto giusto: in questa guida parleremo di sociologia dei media e di tutte le branche della sociologia che si approcciano al mondo comunicativo.

Quando parliamo di sociologia della comunicazione facciamo riferimento a quella branca della sociologia che studia nel dettaglio le implicazioni socio-culturali che nascono dalla mediazione simbolica, rivolgendosi in particolare all’uso dei mezzi di comunicazione di massa.

Oggetto di studio della disciplina sono, ad esempio, la radio, il cinema, la televisione, la stampa e, più recentemente, i nuovi media.

Vediamo ora, nello specifico, quali sono le caratteristiche della sociologia dei media e in che modo si è sviluppata questa disciplina in Italia e nel mondo.

Quello che devi sapere sulla sociologia dei media

Lo studio della comunicazione ti affascina e desideri conoscerne tutte le sfaccettature? Siediti e mettiti comodo: approfondiremo il tema nei prossimi paragrafi di questa guida dedicata agli studenti dell’Università Niccolò Cusano di Bologna.

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Sociologia della comunicazione: cos’è

Il primo tema da affrontare è proprio la definizione di sociologia della comunicazione e dei media. Come abbiamo accennato, si tratta di quella branca della sociologia che si basa sull’analisi dei processi di comunicazione.

Lo studio dei mezzi di comunicazione permette di  capire come lo stesso messaggio mediatico abbia, a seconda del contesto culturale, economico e sociale in cui viene ricevuto, un impatto differente sui gruppi sociali, così come sui singoli individui che ne fanno parte.

L’oggetto di analisi, dunque, riguarda i modi in cui il messaggio è trasmesso, le conseguenze della loro fruizione, le tecniche per una corretta comunicazione, nonché le modalità per riconoscere quando la comunicazione non è corretta.

La sociologia della comunicazione è una materia che ha costruito il suo profilo teorico su ricerche empiriche molto concrete; per fare degli esempi, pariamo di:

  • Comunicazione politica;
  • Forme di propaganda
  • Meccanismi di influenza della radio e della televisione;
  • Le dinamiche delle relazioni umane dallo scambio interpersonale al social networking.

Caratteristiche della comunicazione di massa

Se pensiamo alla sociologia come alla disciplina che studia la società e il comportamento umano, non stupisce affatto la sua connessione col mondo della comunicazione, radicato nella società.

La comunicazione di massa è al centro di questa relazione con la sociologia. Lo studio della comunicazione di massa pone al centro il modo in cui le persone si scambiano informazioni attraverso i mass media, che giungono a grandi segmenti della popolazione allo stesso tempo con una velocità sorprendente.

In altre parole, la comunicazione di massa si riferisce alla trasmissione e allo scambio di informazioni su larga scala a una vasta gamma di persone.

Rientrano nell’idea di comunicazioni di massa anche le pubblicazioni di giornali, riviste e libri, nonché radio, televisione, film e anche internet: questi mezzi vengono utilizzati per diffondere informazioni, notizie e pubblicità. La comunicazione di massa differisce dagli studi di altre forme di comunicazione, come la comunicazione interpersonale o la comunicazione organizzativa, in quanto si concentra su un’unica fonte che trasmette informazioni a un gran numero di ricevitori.

Lo studio della comunicazione di massa riguarda principalmente il modo in cui il contenuto della stessa comunicazione persuade o influenza in altro modo il comportamento, l’atteggiamento, l’opinione o l’emozione della persona o delle persone riceventi.

Sociologia della comunicazione pubblica: nuovi sviluppi

Negli ultimi anni la sociologia della comunicazione pubblica sta prendendo piede fra i ricercatori, affermandosi sempre più come una disciplina che studia origini, modalità e dinamiche della comunicazione della pubblica amministrazione al suo interno e verso i cittadini.

Tra la sociologia della comunicazione pubblica e la sociologia della comunicazione c’è una forte connessione, intesa come sociologia dei mass media, dal momento che la connessione tra la comunicazione delle pubbliche amministrazioni e i mezzi di comunicazione di massa è inscindibile (lo stesso giornalismo moderno nasce in Inghilterra come strumento di informazione sulle sedute parlamentari), sia alla scienza politica, perché è nella politica che nasce l’esigenza di comunicazione con i cittadini.

Studiare comunicazione e media: Master Unicusano

L’idea di studiare comunicazione ti affascina e vorresti intraprendere una professione in questo campo? I Master dell’Università Niccolò Cusano sono la soluzione ideale per te.

La nostra offerta formativa prevede Master di I e II livello dedicati al mondo della comunicazione, perfetti per specializzarsi in questo settore a seconda delle tue ambizioni e delle tue aspirazioni.

Per fare degli esempi, tra i Master legati alla sfera comunicativa e ai media troviamo:

Il Master I Livello in La comunicazione nella pubblica amministrazione si pone come obiettivo quello di illustrare le opportunità di comunicazione/relazione offerte da internet e dai social network alla P.A., in particolare agli operatori degli Uffici di Relazione con il Pubblico, affrontando appieno la normativa di riferimento, i metodi, gli strumenti e le tecniche di comunicazione adeguati a uno stile di comunicazione pubblico e innovativo, necessari per garantire, in modo costruttivo e positivo, il rapporto con i cittadini.

Il Master I Livello in Economia e management della comunicazione e dei media si propone di formare professionisti esperti nella progettazione, ideazione e gestione di progetti multimediali per la comunicazione attraverso un percorso multidisciplinare mirato a garantire l’acquisizione di competenze progettuali, metodologiche, manageriali, di linguaggio ma anche operative ed applicative. Il Master si rivolge a laureati o neolaureati che desiderino specializzare la propria formazione universitaria sulle problematiche economico-gestionale associate alla Comunicazione e ai Media (anche alla luce della net economy), così come ad operatori del settore (in possesso di laurea) interessati a riqualificare il proprio profilo professionale, aggiornando le proprie competenze e allineandole alle nuove richieste del mercato.

Per completare la nostra panoramica su questi tre master, parliamo anche del percorso di I livello in Marketing Management. L’obiettivo fondamentale del Master è quello di formare professionalità altamente specializzate ed in possesso delle conoscenza sia pratiche che teoriche necessarie ad affrontare con competenza e dinamicità tutti gli aspetti legati alle problematiche gestionali e di marketing complesse, nonché di operare in modo efficace nella progettazione e attuazione dei processi di marketing.

Tutti i master hanno una durata di 1500 ore e la didattica, curata dai massimi esperti in materia, è erogata in modalità FAD. Grazie alla formazione online, potrai conciliare facilmente specializzazione e lavoro e organizzare il tuo tempo in maniera efficiente.

Per iscriverti a uno dei nostri Master, contattaci subito o chiama il numero verde 800.98.73.73

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Come capire cosa fare nella vita: ecco 6 consigli da seguire

Come capire cosa fare nella vita? Questa è sicuramente una delle domande che ti sarai posto subito dopo il diploma, mentre sceglievi il corso di laurea giusto per te, oppure subito dopo il conseguimento del titolo.

Se non sai come trovare la tua strada, sei nel posto giusto: in questa guida dell’Università Niccolò Cusano ti daremo una serie di consigli su cosa fare nella vita e come capire le tue aspirazioni.

La situazione di non sapere cosa fare dopo il raggiungimento di un traguardo, come ad esempio al laurea, si applica a tutti noi, a qualsiasi età e nelle diverse fasi della nostra vita.

A seconda della fase della nostra vita in cui si presenta questo dubbio, le risposte o le soluzioni possono essere differenti: ad esempio, un giovane laureato si concentrerà sulla risposta a questa domanda in relazione al suo futuro e scegliendo la carriera giusta.

Se “non so cosa fare nella mia vita a 20 anni” è il pensiero che ti fai più spesso, continua nella lettura: ecco una serie di consigli utili per ritrovare la bussola.

Ecco come trovare la propria strada a 30 anni, 20 o qualunque altra età

Abbiamo vissuto tutti quel momento in cui non riusciamo a capire esattamente cosa vogliamo fare con le nostre vite. Può arrivare quando hai 18 anni o quando hai 50 anni, ed è sempre un processo difficile da superare. Non disperare, però: ecco alcuni modi per aiutarti a capirlo.

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trovare la propria strada

Risveglia la tua mente

Molto spesso le situazioni che ci pone davanti la vita non sono prevedibili: non esistono regole da seguire e dobbiamo lavorare sodo per definire il nostro percorso.

Svegliare le nostre menti per accettare la realtà, abbracciare il cambiamento e l’imprevedibilità della vita, è un passo verso la scoperta di ciò che dobbiamo fare nel futuro.

Se ti stai chiedendo come capire cosa fare nella vita, dovrai abbandonare quelle che definiamo “convinzioni limitanti“: se dobbiamo prendere decisioni o scelte importanti nella nostra vita, il nostro cervello rischia di paralizzarsi, perché ci sentiamo sopraffatti e scegliamo la soluzione più semplice, ovvero non fare nulla.

Il non agire, però, porta all’insoddisfazione e alla mancanza di fiducia verso le tue possibilità. È difficile seguire il tuo cuore, superare le tue convinzioni limitanti e trovare il tuo potere, ma puoi farlo attraverso piccoli passi, purché tu agisca.

Abbandona la zona di comfort

La zona di comfort è quel “posto” in cui ti senti sicuro e tranquillo, lontano da ogni rischio.

Forse non sai cosa vuoi fare perché non hai ancora provato a rischiare un po’ e a lasciarti andare.  Non saprai se le tue intenzioni sono vere o meno fino a quando non esci e inizi a sperimentare e ad andare oltre i tuoi limiti.

Facendo un passo al di fuori della tua zona di comfort, sarai sorpreso da quanto riuscirai ad apprezzare te stesso per il tuo coraggio e per la tua determinazione.

Scrivi un “manifesto” per te stesso

Anche se può sembrarti un’idea bizzarra, mettere su carta i tuoi principi e le tue aspirazioni può aiutarti a delineare la tua carriera o il tuo percorso di vita.

Per iniziare:

  • Scegli i tuoi argomenti: scegli alcuni argomenti su cui concentrarti e rendili il più specifici possibile. Interrogati su temi come il numero di ore settimanali in cui vorresti lavorare, se vuoi un ufficio in città o punti allo smart working e così via. Questo ti aiuterà a restringere il campo e a capire la tipologia di occupazione che vorresti;
  • Stabilisci i tuoi principi: metti su carta le tue convinzioni e intenzioni e stabilisci i principi guida della tua vita;
  • Usa un linguaggio forte e affermativo: scegli un linguaggio affermativo e parla al presente scrivendo, ad esempio, “io sono”.

Il fine ultimo di questo manifesto personale è capire veramente cosa ti interessa, come percepisci te stesso e come vuoi agire nel futuro. Non è sempre una chiave per capire esattamente cosa vuoi fare della tua vita, ma è un ottimo punto di partenza per capire almeno come affrontare i primi step; perciò, prendi carta e penna e metti per iscritto ciò che credi.

Ascolta e osserva gli altri

Se quello che pensi più spesso è “ho 23 anni e non so cosa fare nella vita“, potresti sorprenderti delle cose che potresti imparare ascoltando le persone che ti sono accanto, ma anche chi ce l’ha fatta prima di te.

Se ascolti attentamente le persone, otterrai informazioni sulle motivazioni, speranze, sogni e ambizioni che animano le loro vite. Quando metti insieme tutto questo, puoi imparare qualcosa in più sul percorso che ha condotto queste persone dove sono oggi e anche a capire se quella è una strada su cui vorresti essere.

Un altro modo per osservare gli altri è leggere le biografie e le storie di grandi uomini, per capire come hanno vissuto le loro vite, le loro filosofie di vita e come hanno superato le  sfide di ogni giorno. Il libro di Nelson Mandela potrebbe essere un esempio.

Datti degli obiettivi

Abbiamo detto che se vuoi sapere cosa fare nella vita, la prima cosa da fare è abbandonare le convinzioni limitanti e agire senza cadere nell’immobilismo.

Il primo passo da intraprendere è darti degli obiettivi a breve termine, così da essere costretto ad agire subito. Prendi un foglio e scrivi tre obiettivi che vorresti raggiungere in 30 giorni.

Questi obiettivi potrebbero essere, ad esempio:

  • Iniziare un programma di alimentazione sana e perdere 2 kg
  • Iscriversi in palestra e iniziare l’allenamento per correre una maratona in 6 mesi
  • Trascorrere un fine settimana in montagna per ritrovare l’ispirazione

Raggiungere questi tre micro obiettivi ti aiuterà ad avere più fiducia in te stesso e nelle tue capacità, perché i piccoli passi contano e servono per sbloccarti nell’azione.

Scopri le tue passioni

Scoprire chi sei davvero, quali sono le tue passioni e cosa vuoi fare della tua vita è la chiave della felicità.

Chiaramente, questo approccio è strettamente correlato ai passi precedenti di cui abbiamo parlato: per scoprire le tue passioni è infatti necessario abbandonare le convinzioni limitanti.

Per andare avanti devi lasciare andare il tuo passato e abbracciare il cambiamento. Avere una visione della vita, conoscere il tuo scopo e il modo in cui vuoi vivere il tuo futuro sono le fondamenta per costruire la convinzione in te stesso, la tua fiducia, la capacità di recupero, il coraggio e la responsabilità.

Non sempre saprai prendere la decisione giusta nella vita, ma se hai ben chiaro lo scopo e la visione, quando si verificano situazioni di dubbio,  non sarai paralizzato dalla paura di non sapere cosa fare, lo coglierai come un’opportunità per sperimentare la vita.

Un buon modo per capire quali sono i tuoi interessi è quello di ascoltarti e i impostare e raggiungere 3 obiettivi in ​​1 mese di cui abbiamo parlato prima.

In questo modo riuscirai a superare i tuoi blocchi, a capire come riconoscere te stesso, il tuo scopo e le tue passioni.

Chiaramente capire chi sei e dove vuoi arrivare è un viaggio difficile e impegnativo, ma ricco di gratificazioni. Al termine di questo viaggio, saprai cosa devi fare nella tua vita e le azioni che devi compiere per arrivarci.

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Impostazione di una lettera formale: quello che devi sapere

L’impostazione di una lettera formale è fondamentale per trasmettere un messaggio importante afferente la sfera accademica o professionale.

Nella società di oggi, basata sulla comunicazione snella sui social e le mail, la necessità di scrivere una lettera formale si pone meno spesso rispetto al passato. Tuttavia, in alcune occasioni è necessario presentare una lettera formale per ottenere informazioni, richiedere un programma accademico o un lavoro, sottoporre un reclamo o, semplicemente, esprimere la propria opinione in modo efficace e coerente.

Se ti stai chiedendo come si scrive una lettera, sei nel posto giusto: in questa guida dell’Università Niccolò Cusano di Bologna ti spiegheremo come impostare una lettera formale nel modo corretto, dalla struttura ai contenuti. Se sei pronto, iniziamo subito.

Ecco come scrivere una lettera formale

Nella vita di tutti i giorni, può capitare di dover trasmettere un messaggio a diverse personalità: ad esempio, potresti aver bisogno di scrivere una lettera formale al preside, ad un docente, al sindaco o al tuo datore di lavoro. Ecco una serie di consigli per l’impostazione di una lettera formale davvero efficace.

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Lettera formale: perché scriverla

Molto spesso ti sarà capitato di imbatterti nella scrittura di una lettera informale: si tratta essenzialmente di un messaggio destinato ad una persona che conosci e con cui hai un rapporto di amicizia o di parentela, ad esempio. Potresti aver scritto una lettera informale per accompagnare un regalo di laurea o dedicare un augurio per le festività.

La lettera formale, al contrario, è rivolta ad un altro tipo di pubblico: si tratta di uno strumento per comunicare con persone che non conosci e con cui non hai un rapporto di confidenza. A differenza della lettera informale, rivolta ad amici o parenti, quella formale è perfetta da rivolgere alla Pubblica Amministrazione, al Sindaco o ad un’Azienda.

Entriamo ora nel vivo della nostra guida e definiamo consigli e linee guida per l’impostazione di una lettera formale perfetta.

Come impostare una lettera: la struttura

Come saprai, per impostare una lettera dovrai tener conto di alcuni elementi che ne caratterizzano la struttura.

Ripercorriamo ora tutte le voci da considerare per redigere la tua lettera.

come impostare una lettera

Intestazione

Se vuoi sapere come scrivere una lettera formale, iniziamo col dire che in questa tipologia di lettera devi inserire in apertura il mittente e il destinatario.

Il mittente si scrive in alto a sinistra. Se stai usando una carta intestata, non c’è bisogno che lo specifichi ulteriormente; in caso contrario, devi indicare il tuo nome e cognome.

Il destinatario, invece, va inserito più in basso, allineato a destra, sotto a luogo e data della missiva.

Per aprire la lettera, puoi utilizzare una formula come “alla cortese attenzione di” e inserire il destinatario.

Per indicare il destinatario nella lettera formale, devi utilizzare specifici appellativi. Nello specifico, questi possono essere:

  • Gentile o Egregio, da utilizzare per le persone fisiche;
  • Spettabile, abbreviato in Spett.le, utilizzato per Enti o Aziende;
  • Dottoressa o Dottore, per rivolgerti a un laureato. L’abbreviazione di Dottoressa è Dott.ssa, mentre quella di Dottore è Dott. Nota bene: se devi rivolgerti ad un medico, l’abbreviazione corretta è Dr.

Per alcune categorie di persone, sono previsti particolari appellativi, come ad esempio: On (Onorevole), Sen. (Senatore), S.E. (Sua Eccellenza).

Oggetto

L’oggetto è un aspetto fondamentale dell’impostazione di una lettera formale. Questo deve essere semplice e chiaro e deve esplicare, in poche parole, il contenuto del messaggio.

In linea generale, per scrivere l’oggetto dovrai utilizzare una formula di questo tipo:

Oggetto: XYZ

Incipit

Un buon modo per aprire la tua lettera potrebbe essere sfruttare una formula di cortesia, per entrare subito nel vivo della questione e avvicinarti al destinatario. Queste formule possono essere, ad esempio:

  • Come da accordi intercorsi in precedenza…;
  • In base a quanto detto nel precedente scambio…;
  • Con la presente si comunica che…;
  • In relazione alla Sua/Vostra richiesta…

Corpo della lettera

Dopo le formule di apertura, continua a scrivere il tuo messaggio illustrando il nucleo centrale della lettera e le tue eventuali richieste.

Generalmente, il primo paragrafo dovrebbe essere breve e indicare lo scopo della lettera: fare un’inchiesta, lamentarsi, chiedere qualcosa.

Il paragrafo o i paragrafi nel mezzo della lettera dovrebbero contenere le informazioni più specifiche che hanno condotto alla scrittura della lettera. Ricorda di non essere troppo prolisso: concentrati sul messaggio in modo chiaro e logico e non perderti in dettagli poco utili. L’ultimo paragrafo di una lettera formale dovrebbe indicare quali azioni si aspettano che il destinatario prenda, come rimborsare, inviare informazioni o altro.

Ti consigliamo di adottare uno stile di scrittura chiaro e pulito, senza fare un eccessivo uso del “burocratese” e utilizzando sempre il Lei o il Voi.

Conclusione

Nell’impostazione di una lettera formale, la conclusione è un aspetto imprescindibile.

Per chiudere la lettera e congedare il destinatario, puoi scrivere delle frasi di commiato, che possono essere:

  • La ringrazio per l’attenzione;
  • Resto in attesa di un suo cortese riscontro;
  • La ringrazio in anticipo per il tempo dedicatomi.

Firma e allegati

Per chiudere la lettera, inserisci la tua firma in basso a destra, ponendo prima il nome e poi il cognome. Se la lettera contiene allegati, specificalo alla fine della missiva in basso a sinistra.

Esempi di lettere formali

Per farti capire meglio come impostare la tua missiva, vediamo ora dei modelli di lettere formali già fatte rivolte a diverse tipologie di destinatario.

Iniziamo subito.

Lettera formale al Sindaco

Ecco un esempio di lettera formale al sindaco, ma la struttura è utilizzabile per scrivere anche missive diverse, come una lettera formale al preside:

OGGETTO: Verifica condizioni d’uso area di sosta di Via XYZ

Egregio Sig. Sindaco,

Le rivolgo questo messaggio per informarLa di una problematica relativa all’area di sosta di via XYZ. La seguente area, infatti, è puntualmente esposta ad un transito selvaggio di automezzi nelle ore notturne, che infastidisce i residenti del circondario. A tal fine, in qualità di Rappresentante del Quartiere XYZ, Le chiedo un gentile riscontro e una verifica delle condizioni d’uso dell’area, al fine di garantire la convivenza tra automobilisti e residenti. RingraziandoLa in anticipo del tempo dedicatomi, Le auguro un buon proseguimento di giornata.

Mario Rossi

Lettera commerciale

Vediamo ora un esempio di lettera commerciale, redatta da un’azienda che vende mobili:

G.le Dottor Bianchi,

La presente per segnalarLe che, in occasione del trentesimo anno di attività della nostra Azienda, Le abbiamo riservato un’offerta speciale sull’acquisto dei nostri prodotti: dal 15 settembre al 31 ottobre, potrà usufruire di uno sconto del 30% su tutti i mobili in catalogo.

In attesa di un Suo cortese riscontro, Le auguriamo un buon proseguimento di giornata.

Mobilificio Corona

3 consigli per una lettera perfetta

Chiudiamo questa guida dedicata all’impostazione di una lettera formale con 3 consigli utili per la stesura:

  • Attenzione alla grammatica: la correzione delle bozze è  importante. Dopo aver scritto la lettera formale, controlla attentamente la grammatica e l’ortografia. Usa il correttore ortografico sul tuo computer e poi leggi la lettera ad alta voce, perché il correttore ortografico non cattura tutti gli errori;
  • Controlla la forma e la presentazione della lettera: usa carta di buona qualità e una busta abbinata per la tua lettera formale. Assicurati che il destinatario sia indicato correttamente sul retro della busta;
  • Sii conciso: indica lo scopo della tua lettera formale nel primo paragrafo e non allontanarti dal tema principale. Cerca di evitare il linguaggio troppo articolato o le parole lunghe. Mantieni la lettera breve e precisa per rendere la lettura semplice e agevole.

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Giuramento da avvocato: cos’è, quando e come si svolge

Il giuramento da avvocato è un passo di vitale importanza per tutti coloro che intendono intraprendere la professione forense.

Se il tuo sogno è quello di diventare avvocato e sei (o stai per diventare) uno studente della facoltà di giurisprudenza o di un master universitario sulla materia, questa guida fa davvero al caso tuo: qui, infatti, ti parleremo della professione dell’avvocato, dai primi passi da muovere alla cerimonia del giuramento.

Sicuramente, per lavorare come avvocato, la prima cosa da fare è conseguire una laurea in giurisprudenza. Dopo gli studi, segue una fase di praticantato per apprendere le basi della professione. La professione è legata ad un Ordine professionale, l’Ordine degli Avvocati. Ma vediamo ora come si diventa avvocato e in cosa consiste la cerimonia di giuramento da avvocato.

Come si diventa avvocato e che cos’è il giuramento

Cosa bisogna fare per diventare avvocato? Sicuramente ti sarai posto questa domanda molte volte quando hai pensato a come definire il tuo futuro. Cerchiamo di trovare qualche risposta nei prossimi paragrafi della nostra guida dedicata agli aspiranti avvocati iscritti al corso di laurea dell’Università Niccolò Cusano.

Avvocato: chi è e che fa

Prima di parlare del giuramento dell’avvocato, cerchiamo di definire le mansioni e le peculiarità di questa figura professionale.

L’avvocato è quel professionista che si occupa di interpretare le norme giuridiche con l’obiettivo di fornire consulenza e assistenza ai suoi clienti (cittadini, imprese, enti e organizzazioni). La sua attività può essere giudiziale (difesa e patrocinio di fronte a un giudice o ad un arbitro) e stragiudiziale (assistenza, consulenze, stesure di pareri, redazione di contratti, ecc).

Si tratta, dunque, di un professionista con una forte conoscenza delle materie giuridiche e del funzionamento della giustizia.

Tra le conoscenze e le abilità che un avvocato dovrebbe possedere, menzioniamo:

  • Diritto della famiglia e dei minori
  • Diritto dell’ambiente
  • Diritto dei mercati finanziari
  • Diritto bancario
  • Diritto pubblico e privato
  • Diritto anti – trust
  • Diritto tributario
  • Diritto del lavoro
  • Diritto commerciale
  • Diritto penale
  • Diritto amministrativo
  • Diritto processuale civile/penale/amministrativo

Chiaramente, per acquisire queste competenze, è necessario un percorso di studi in giurisprudenza, che costituisce il primo passo per intraprendere questa professione.

Per diventare avvocato ed emergere in questo settore è necessario lavorare sodo: la concorrenza è assai elevata e c’è bisogno di una buona dose di tenacia per costruirti un’autorevolezza. Questo però non deve scoraggiarti: lo studio e la voglia di migliorarti costantemente sono alla base del tuo successo.

Praticantato da avvocato e esame di stato

Prima del giuramento da avvocato, il neolaureato in legge dovrà svolgere un periodo di tirocinio legale o, come qualcuno lo chiama, il praticantato. La pratica si svolge nello studio di un avvocato che sia iscritto all’albo da almeno 5 anni.

Che tu voglia diventare avvocato civilisti o penalista, l’iter del tirocinio non cambia; questo dura 18 mesi.

Dopo il tirocinio, per diventare avvocato è indispensabile svolgere l’esame di abilitazione professionale. In caso di bocciatura, l’esame può essere ripetuto all’infinito, senza un numero massimo di tentativi. Né esistono limiti di età per diventare avvocati o per rimanere tirocinanti.

L’esame prevede tre prove scritte e una orale. Le prove scritte fanno riferimento a:

  • Un parere in materia di diritto civile;
  • Un parere in materia di diritto penale;
  • La redazione di un atto processuale.

Giuramento: testo e normativa

Una volta superato l’esame, veniamo finalmente al momento del giuramento da avvocato. Le modalità con cui il neo avvocato pronuncia la formula di rito viene regolata per l’esattezza dall’articolo 8 della legge 247 del 2012. In realtà, più che di un giuramento, si tratta di un solenne impegno, che ogni avvocato deve pronunciare a seconda della sua specializzazione.

Se, fino a prima dell’applicazione della riforma, tutta la procedura si svolgeva direttamente in tribunale, nelle aule destinate alle udienze penali e davanti a un magistrato, ora il giuramento può essere pronunciato dopo il superamento dell’esame statale di abilitazione alla professione, dinnanzi ai colleghi che presiedono il Consiglio dell’Ordine professionale.

La seduta è pubblica e sancisce l’effettivo inizio della carriera forense.

Secondo la normativa che abbiamo menzionato, chi si accinge ad intraprendere la professione di avvocato dovrà pronunciare queste parole nel giuramento solenne:

Consapevole della dignità della professione forense e della sua funzione sociale, mi impegno ad osservare con lealtà, onore e diligenza i doveri della professione di avvocato per i fini della giustizia ed a tutela dell’assistito nelle forme e secondo i principi del nostro ordinamento

Attraverso questo giuramento, l’avvocato si impegna a servire con lealtà gli enti amministrativi per i quali presterà servizio e di indossare la toga con onore;  inoltre, promette di assistere i clienti nel rispetto della giustizia e dei diritti personali.

A prescindere dalla sua specializzazione, ogni avvocato ha il dovere di assicurarsi la piena adesione ai principi della deontologia professionale. Il giuramento da avvocato e la formula solenne serve proprio a questo: per formalizzare l’adesione a un codice etico e deontologico condiviso con le altre figure appartenenti allo stesso ordine professionale.

Per ogni avvocato è obbligatorio anche iscriversi alla Cassa di Previdenza degli Avvocati e iniziare pagare i relativi contributi (che, per i primi anni, sono dovuti in misura agevolata).

Il percorso di studi: laurea Unicusano

Abbiamo visto qual è l’iter generale per diventare avvocato, passando per la cerimonia del giuramento. Ma quali sono le caratteristiche del percorso di studi in giurisprudenza? Se vuoi intraprendere questa professione, il corso di laurea magistrale dell’Università Niccolò Cusano è la soluzione ideale.

Il Corso di Laurea Magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza  si propone come obiettivi formativi:

  • L’acquisizione una padronanza degli elementi della cultura giuridica di base, nazionale ed europea, anche con tecniche e metodologie casistiche, in rapporto a tematiche utili alla comprensione ed alla valutazione di principi ed istituti di diritto positivo moderno e contemporaneo;
  • L’approfondimento di conoscenze storiche che consentano di valutare gli istituti del diritto positivo moderno anche nella prospettiva dell’evoluzione storica degli stessi;
  • L’acquisizione di capacità di progettazione e stesura di testi giuridici (normativi, negoziali e processuali) adeguatamente argomentati, prodotti anche con l’uso di strumenti informatici;
  • L’acquisizione di capacità interpretative, di analisi casistica, di qualificazione giuridica, di comprensione, di rappresentazione, di valutazione e di consapevolezza per affrontare problemi interpretativi ed applicativi del diritto positivo.

La didattica del nostro corso, curata dai massimi esperti in materia, è erogata in modalità e-learning, grazie ad una piattaforma attiva 24 ore su 24. L’innovativa modalità di fruizione ti consente la massima libertà di organizzazione dello studio e di pianificazione degli esami.

Tra le materie oggetto di studio:

  • Filosofia del diritto
  • Istituzioni di diritto romano
  • Economia politica
  • Diritto privato
  • Diritto commerciale
  • Diritto amministrativo I e II
  • Diritto ecclesiastico
  • Diritto penale
  • Diritto dell’Unione Europea
  • Informatica
  • Diritto tributario
  • Diritto processuale penale
  • Diritto internazionale

Al termine del percorso di studi, è previsto lo svolgimento di prova finale, che consiste nella presentazione e discussione di una tesi elaborata in modo originale in base ad attività personale. Gli aspetti trattati nella tesi possono riguardare:

  • Ricerca giurisprudenziale e/o prassi applicativa;
  • Analisi ed interpretazione di testi normativi;
  • Trattazione di un tema in prospettiva storica o di teoria giuridica.

Sul giuramento da avvocato e su come intraprendere questa professione abbiamo detto proprio tutto. Per iscriverti al corso di laurea in giurisprudenza Unicusano, contattaci o chiama il numero verde 800.98.73.73

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Come fare un’analisi del testo: ecco i passaggi da seguire

Come fare un’analisi del testo? Questa è sicuramente una delle domande che ti sarai posto più spesso quando ti sei trovato a dover affrontare un’analisi del testo narrativo o poetico.

L’analisi di un testo letterario, sia esso narrativo o poetico, richiede non solo una buona capacità di scrittura, ma anche e soprattutto di un’ottima capacità di comprensione del testo e analisi sia contenutistica che formale. Il fine ultimo . quello di imparare l’approccio giusto per comprendere il significato profondo di un qualsiasi testo, sfruttando questa abilità non solo all’università, ma anche nel mondo del lavoro.

Vediamo ora come fare un’analisi testuale, dai procedimenti da seguire agli accorgimenti da adottare.

Quello che devi sapere per fare un’analisi testuale

Devi svolgere un’analisi del testo ma non sai da dove iniziare? Niente paura: in questa guida dell’Università Niccolò Cusano di Bologna ti spiegheremo, passo dopo passo, come si fa un’analisi del testo perfetta. Se sei pronto, iniziamo subito.

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Analisi del testo: i passaggi da seguire

Per un’analisi del testo generica, i principi da seguire e da applicare possono essere riassunti in questi punti:

  • Leggi con assoluta attenzione tutto il testo: che si tratti di prosa o poesia, leggi tutto il brano, compresa l’introduzione. Se propedeutico alla comprensione del testo, rileggilo più volte, almeno due o tre. Rileggere il brano, infatti, ti aiuterà a fissare meglio i concetti e a comprendere anche le sfumature che possono sfuggire al primo sguardo;
  • Prepara una scaletta: prima di iniziare a scrivere, prepara una scaletta che racchiuda tutti i punti da seguire per svolgere la traccia. In una buona scaletta sono contemplati un’introduzione all’argomento, la parte relativa alla comprensione del testo (tematica e riassunto o parafrasi), l’analisi del testo (argomenti trattati, stile, analisi formale) , l’approfondimento e la conclusione (approfodimenti vari, confronti).

Vediamo ora come articolare ciascun punto di questa scaletta:

  • Fase introduttiva: come abbiamo detto, se vuoi capire come si fa l’analisi del testo devi partire dall’introduzione. In questo spazio devi presentare il testo da analizzare precisando il titolo, l’autore, l’opera, e la tematica principale.
  • Comprensione del testo: a questo punto dovrai fare un piccolo riassunto del testo, così da delinearne il contenuto nei punti generali. Nel caso della poesia è possibile che venga richiesto di fare la parafrasi;
  • Analisi del testo: dopo la parte relativa alla comprensione del testo, si passa all’analisi vera e propria. L’obiettivo è quello di rispondere alle domande che accompagnano il testo, che potrebbero avere a che fare con correnti letterarie, stile di scrittura, tematiche e termini specifici. Nel caso della poesia bisogna analizzare anche l’aspetto formale, dunque la metrica e le figure retoriche, ricordando di riportare sempre le parti del testo citate;
  • Interpretazione complessiva e approfondimenti: mentre ci avviamo alla parte conclusiva della nostra analisi, è bene arricchirla con approfondimenti come nessi con altre opere dello stesso autore o di altri, magari inserendolo nel contesto storico-letterario a cui appartiene.

Analisi del testo poetico: come procedere

Nel paragrafo precedente abbiamo visto, in linea generale, i passaggi da mettere in atto per l’analisi del testo, sia che si tratti di un testo narrativo, sia che si tratti di poesia.

Vediamo ora le specificità dell’analisi del testo poetico, prendendo ad esempio una celebre poesia di Giacomo Leopardi, A Silvia.

Qual è la prima cosa da fare per una buona analisi di una poesia? Sicuramente leggerla: con questo intendiamo una lettura impegnata, per sforzarsi di capire l’insieme dei termini, e farci un’idea di quello che l’autore intende dire. Per questo motivo non basta una sola lettura, ma è meglio leggere il testo almeno due volte, insieme all’introduzione (se c’è) e alle note.

Introduzione

Iniziamo la fase di scrittura con un’introduzione, una sorta di cappello generale sulla poesia e sull’autore. Un esempio potrebbe essere:

A Silvia è una lirica composta da Giacomo Leopardi, tra il 19 e il 20 aprile del 1828, subito dopo Il risorgimento. Leopardi la scrisse poi in forma definitiva il 29 settembre. Secondo molti storici, la figura di Silvia sarebbe in realtà da collegare a Teresa Fattorini, figlia del cocchiere di casa Leopardi, nata il 10 ottobre 1797. Morì stroncata dalla tubercolosi nel settembre 1818, all’età di soli vent’anni. La poesia, infatti, è un emblema della riflessione leopardiana sul ricordo e tocca diverse tematiche importanti, come la fragilità della vita.

Parafrasi della poesia

La parafrasi è utile a mettere in chiaro il significato delle parole poetiche, sostituendole con vocaboli di uso comune e facilmente comprensibili. Proviamo a fare la parafrasi dei versi iniziali di A Silvia:

Testo

Silvia, rimembri ancora

Quel tempo della tua vita mortale,

Quando beltà splendea

Negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,

E tu, lieta e pensosa, il limitare

Di gioventù salivi?

Parafrasi

Silvia, ricordi ancora

quel tempo della tua breve vita mortale

quando nei tuoi occhi ridenti e timidi

splendeva la bellezza, e tu, felice

e pensierosa, ti avvicinavi

al fiorire della giovinezza?

Il commento

Dopo la parafrasi, un’analisi del testo poetico prevede anche un commento sui versi, descrivendo il contenuto di ogni singola strofa, parlando in III persona e analizzando tutti gli elementi che ci sembrano importanti.

Sempre in riferimento alla prima strofa, potremmo scrivere:

L’opera leopardiana esordisce con una domanda retorica, rivolta proprio a Silvia: ricorda, lei, la sua giovinezza? L’interrogativo resta senza risposta. L’immagine che abbiamo di Silvia ci viene offerta dagli occhi del poeta e dai suoi ricordi. Utilizzare il termine rimembri, infatti, pone subito la dimensione temporale come punto focale attorno a cui, oltre a Silvia, ruota anche il poeta: il prima e il dopo, il passato felice, cui appartiene anche la speranza (quindi il futuro nel passato), e il triste presente.

Struttura della poesia

A questo punto è giunto il momento di analizzare la struttura della poesia, cogliendo tutti gli elementi formali. Stiamo parlando di:

  • Metrica
  • Rima
  • Figure retoriche e linguaggio

Nel caso della metrica, riferendoci al nostro esempio di analisi del testo poetico, potremmo scrivere:

La poesia è una canzone libera di endecasillabi e settenari con prevalenza di quest’ultimi: 34 settenari e 29 endecasillabi.

Nel caso della rima:

L’ultimo verso di ciascuna strofa rima con uno dei versi che lo precedono.

Infine, parlando di figure retoriche e linguaggio:

Il ritmo della poesia è reso incalzante grazie soprattutto alle anafore. Ne è un esempio: “Che pensieri soavi, / Che speranze, Che cori” (vv. 28-29). Per la stessa ragione, troviamo la geminatio (ripetizione) “o natura, o natura” (v. 36). Anche le enjambements sono presenti nell’opera leopardiana: “sonavan le quiete / stanze” (vv. 7-8); “peria fra poco / la speranza mia dolce” (vv. 49-50); “negaro i fati / la giovanezza” (vv. 52-53). Le metafore più importanti sono: “il fiore degli anni tuoi” (v. 43), cioè la giovinezza; e “cara compagna dell’età mia nova” (v. 54), per indicare la “speranza”, e quindi le aspettative del futuro. Rilevanti anche metonimie come “sudate carte” (v. 16); “faticosa tela” (v. 22); “lingua mortal” (v. 27). Per quanto riguarda i suoni della poesia abbiamo un trionfo della sillaba “-vi” presente anche nel nome “Silvia”, che produce numerose allitterazioni: ne sono esempi “vita” (v. 2), “fuggitivi” (v. 4), “salivi” (v. 6), “sedevi” (v. 11), “avevi” (v. 12), “solevi” (v. 13), “soavi” (v. 28), “perivi” (v. 42), “vedevi” (v. 42).

Approfondimento e conclusione

Dopo l’analisi, è giunto il momento di integrare eventuali approfondimenti sulla vita e sul pensiero del poeta, tenendo in assoluta considerazione anche il contesto in cui l’opera è stata scritta.

Su come fare un’analisi del testo abbiamo detto tutto, per ora: siamo certi che, grazie ai nostri consigli, riuscirai ad apprendere tutti i passaggi utili per svolgere al meglio questo tipo di attività.

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Sindrome dell’impostore: che cos’è e come superarla

Curioso di scoprire che cos’è la sindrome dell’impostore? 

Sei nel posto giusto: in questa guida parleremo proprio di questa particolare distorsione cognitiva, diffusa paradossalmente nelle persone di successo.

“Sindrome dell’impostore” è un termine coniato nel 1978 dalle psicologhe Pauline Clance e Suzanne Imes per indicare l’incapacità di interiorizzare i propri successi e il terrore persistente di essere esposti in quanto “impostori”.

Nonostante le evidenze delle proprie competenze, chi è affetto da questa sindrome è convinto di non meritare il successo ottenuto. Vediamo ora quali sono le caratteristiche di questa condizione, le cause e gli aspetti da tenere in considerazione.

Paura di non essere all’altezza: ecco la sindrome dell’impostore

Ti capita spesso di raggiungere grandi traguardi e di continuare a sminuire il tuo successo? Se questo atteggiamento si ripete costantemente, potresti essere incappato nella “impostor syndrome“, nota in italiano come sindrome dell’impostore. Ecco la guida dell’Università Niccolò Cusano su questa particolare distorsione cognitiva.

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Definizione

Come abbiamo accennato, con il termine “sindrome dell’impostore” indichiamo una condizione psicologica caratterizzata dall’incapacità di interiorizzare i propri successi e dal costante timore di affrontare situazioni che possono svelarti al prossimo per quello che credi di essere, ossia una persona senza particolari abilità, dunque un impostore.

A soffrire di questa sindrome sono le persone di successo, soprattutto le donne. Chi ne soffre percepisce un costante senso di inadeguatezza, legata in un certo senso ad una mancanza di fiducia in se stessi.

Tra le frasi e i pensieri più diffusi tra chi pensa di essere un impostore figurano:

  • “Non credo di meritarmi questo“: per chi soffre della sindrome dell’impostore, il merito del suo successo non è mai il suo, ma è da attribuire a fattori come ad esempio la fortuna o l’aiuto di qualcun altro;
  • “Se ci sono riuscito io, allora può riuscirci chiunque“: questa frase indica una svalutazione delle proprie capacità, perché assume che, a parità di condizioni, chiunque potrebbe riuscire ad ottenere quel successo;
  • “Mi stai sopravvalutando”: per “l’impostore” qualunque complimento equivale ad una sopravvalutazione. Questa condizione è del tutto speculare ad un’altra distorsione cognitiva nota come effetto Dunning-Kruger, che indica la costante sopravvalutazione da parte di individui inesperti, che rifiutano di accettare la propria incompetenza.

Secondo una ricerca degli psicologi Pauline Rose Clance, PhD. E Suzanne Imes, PhD., esistono diversi “tipi di competenza” – o regole interne che le persone che combattono con fiducia generalmente seguono. Questa lettura può essere davvero utile per identificare cattive abitudini o schemi che potrebbero inibire il tuo pieno potenziale.

Vediamo quali sono gli atteggiamenti che potrebbero richiamare la sindrome dell’impostore e le caratteristiche ad essi collegate.

1 – Superdonna (o superuomo)

L’atteggiamento da superdonna (o da superuomo) potrebbe predisporre alla sindrome dell’impostore. Dal momento che le persone che vivono questo fenomeno sono convinte di essere degli impostori rispetto ai colleghi, spesso si spingono a lavorare sempre più duramente per mettersi alla prova e misurarsi.

Per capire se assumi questo atteggiamento, rispondi a queste domande:

  • Ti fermi sempre in ufficio fino a tardi, anche se hai già completato il lavoro necessario quel giorno?
  • Trovi i tempi di inattività completamente inutili?
  • Hai sacrificato le tue passioni per il lavoro?
  • Ti senti come se non avessi veramente guadagnato la tua posizione e, per questo, senti di dover costantemente dimostrare qualcosa agli altri?

Se hai dato una risposta positiva a questi quesiti, fai attenzione a non sottovalutarti e cerca di ragionare in maniera oggettiva. Lavora sulla fiducia e sulla consapevolezza di ciò che sei e delle tue abilità. Non svalutarti e trova un giusto equilibrio tra vita professionale e vita personale.

2 – Perfezionista

La ricerca della perfezione va a braccetto con la sindrome dell’impostore.

Generalmente i perfezionisti fissano obiettivi eccessivamente alti per se stessi, e quando non riescono a raggiungerli si mettono costantemente in discussione, preoccupandosi delle proprie abilità.

Per capire se fai parte anche tu di questo gruppo, rispondi a queste domande:

  • Ti ossessiona la perfezione anche nelle piccole cose?
  • Hai grosse difficoltà a delegare?
  • Anche quando sei in grado di fare qualcosa, ti senti frustrato e deluso nei risultati?
  • Ti senti come se il tuo lavoro dovesse essere perfetto al 100%, il 100% delle volte?

Per questo tipo di persone, il successo raramente è soddisfacente perché ritengono che avrebbero potuto fare ancora meglio. Ma questo atteggiamento non è né produttivo né salutare.

Se pensi di appartenere  a questo gruppo, cerca di imparare a prendere i tuoi errori come una parte naturale del processo. Inoltre, spingiti ad agire prima che tu sia pronto. Sforzati di iniziare il progetto che hai pianificato per mesi. La verità è che non ci sarà mai il “tempo perfetto” e il tuo lavoro non sarà mai impeccabile al 100%. Prima riuscirai ad accettarlo, meglio sarà per la tua salute mentale e il tuo equilibrio.

L’esperto

Le persone che rientrano nel gruppo degli “esperti” sono convinte del fatto che non meritino l’assunzione da parte del loro datore di lavoro. Temono profondamente di essere esposti come inesperti o ignoranti.

Se pensi di appartenere a questo gruppo, rispondi a queste domande:

  • Non ti candidi per le offerte di lavoro a meno che non soddisfi ogni singolo requisito?
  • Cerchi costantemente corsi di formazione o certificazioni perché pensi di aver bisogno di migliorare le tue capacità per avere successo?
  • Anche se ricopri un determinato ruolo da anni, ti senti come se ancora non ne sapessi “abbastanza?”
  • Rabbrividisci quando qualcuno dice che sei un esperto?

In questo caso, la sindrome dell’impostore potrebbe manifestarsi per un eccesso di umiltà. Chiaramente, sforzarsi di aumentare il tuo bagaglio di abilità può certamente aiutarti a fare passi da gigante in modo professionale e mantenerti competitivo sul mercato del lavoro.

Cerca di capire che chiedere aiuto quando ne hai bisogno non è una vergogna. Se non sai come fare qualcosa, chiedi a un collega. Se non riesci a capire come risolvere un problema, chiedi consiglio a un supervisore.

Assistere i colleghi junior o fare volontariato può essere un ottimo modo per scoprire il tuo esperto interiore. Quando condividi ciò che sai, non solo aiuta gli altri, ma aiuta anche a guarire i tuoi sentimenti fraudolenti.

Studiare le distorsioni cognitive: corsi di laurea Unicusano

La sindrome dell’impostore non è attualmente riconosciuta tra i disturbi mentali descritti nel DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali). Ciò nonostante, è stata resa oggetto di studio da parte di diversi psicologi.

Se vorresti studiare le distorsioni cognitive e se pensi che studi di natura psicologica possano fare al caso tuo, i corsi di laurea dell’area psicologica dell’Università Niccolò Cusano sono la soluzione ideale per te.

I nostri corsi di laurea dell’area psicologica sono:

  • Corso di Laurea in Psicologia, Scienze e Tecniche Psicologiche (triennale – classe L-24)
  • Corso di Laurea Magistrale Psicologia Clinica e della Riabilitazione (biennale- classe LM-51)
  • Corso di Laurea Magistrale in Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni (biennale- classe LM-51)

Gli sbocchi occupazionali dei nostri corsi sono molteplici, dal consulente allo psicologo. La didattica è erogata online, grazie ad una piattaforma di e-learning attiva 24 ore su 24.

Per iscriverti ai nostri corsi, compila il form o chiama il numero verde 800.98.73.73

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Storia di Bologna: aneddoti e curiosità dalla nascita ad oggi

Sei curioso di scoprire qualche curiosità sulla storia di Bologna?

Sei nel posto giusto: in questa guida ti racconteremo qualcosa in più sulla nascita di questa città e sulla sua evoluzione nel corso dei secoli, ripercorrendo le tappe più significative da conoscere.

Bologna è una città davvero affascinante: dai monumenti alla gastronomia, dall’arte all’innovazione, questa è in grado di offrire a chi la vive tantissime opportunità, soprattutto per i giovani.

Vediamo ora qualche aneddoto in più sulla storia di Bologna, sui suoi abitanti e sulle attrazioni simbolo della città.

Quello che devi sapere sulla storia di Bologna

Oggi il comune di Bologna conserva le tracce di antiche civiltà e mantiene intatto il suo fascino medievale. Ma vediamo tutte le tappe più importanti della nascita e dello sviluppo di questa meravigliosa città.

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Nascita di Bologna

L’origine della città di Bologna è avvolta nel mito. Esistono, infatti, diverse leggende sulla nascita di Bologna: per alcuni la fondazione della città è legata all’umbro Ocno, messo in fuga dall’Umbria dall’etrusco Auleste, che fondò un villaggio dove ora sorge Bologna, e successivamente ancora scacciato dagli etruschi.

Una delle storie più affascinanti è quella che narra del re etrusco Fero, originario di Ravenna e approdato nella pianura tra i torrenti Aposa e Ravone, il quale assieme ai suoi uomini cominciò ad insediarsi in quella terra sconosciuta ma fitta di vegetazione e in un’ottima posizione geografica.

Il villaggio costruito dal re Fero si sviluppò intorno al torrente Aposa. Un giorno, però, l’amante di Fero venne travolta da una piena del fiume mentre stava raggiungendo l’abitazione di Fero per vie nascoste. Da allora il torrente prese il nome della donna, Aposa. Il villaggio crebbe e Fero decise di proteggerlo con una cinta muraria e, benché anziano, lavorò lui stesso alla costruzione. Durante il lavoro, in una caldissima giornata estiva la figlia di Fero porse al padre un recipiente d’acqua a patto che Fero desse il suo nome alla città. Fero acconsentì e mantenne la promessa; da quel momento la città prese il nome della figlia, Felsina.

Bononia: l’antica colonia romana

Il senato della Repubblica romana votò nel 189 a.C. l’istituzione della colonia romana di Bononia. Nel periodo romano, Bologna fu una città fiorente, con oltre ventimila abitanti, imponenti costruzioni e grandi teatri.

Durante l’età augustea, Bononia si arricchì di una fitta rete di pavimentazione stradale e vennero costruite importani infrastrutture come le fognature e l’acquedotto che convogliava le acque dal torrente Setta nei pressi di Sasso Marconi e la portava, come avviene tuttora, alle porte della città passando per Casalecchio di Reno con una galleria di 18 chilometri.

Anche gli edifici pubblici trovarono ampio spazio nella città e si diffuse l’impiego di marmi e del mosaico.

Dal Medioevo al Rinascimento

Il massimo splendore di Bologna si raggiunse nel XIII secolo, non solo per il fatto che la città avesse una forte connotazione culturale, ma anche perché le milizie cittadine sconfissero l’esercito dell’Imperatore nel 1249, facendo prigioniero fino alla morte Re Enzo, figlio di Federico II di Svevia.

Tutto il secolo fu caratterizzato da grandi innovazioni dal punto di vista sociale: vennero approvate importanti riforme che contribuirono alla grande crescita della città. Bologna fu la prima città europea ad abolire la servitù della gleba e il suo sviluppo urbano dei tempi era pari a quello di Parigi.

La decadenza della città iniziò dal XVI secolo, quando iniziarono una serie di guerre civili e l’assoggettamento al potere papale. Nel corso di più di due secoli, la lotta per la supremazia all’interno della città venne giocata da grandi famiglie, come i Visconti, sotto l’influenza della Chiesa Romana.

Le dispute tra famiglie, tuttavia, portarono ad una crescita dello sviluppo architettonico e culturale della città: a livello artistico Bologna raggiunse una posizione di rilievo assoluto nella pittura coi Carracci, Guido Reni, il Guercino e le loro fiorenti scuole. Nacque anche una scuola di architetti e pittori scenografi che acquistò, col Ferdinando Bibiena ed il figlio Antonio, una fama di livello europeo.

Era napoleonica

Con l’arrivo di Napoleone, Bologna diventò la prima capitale della Repubblica Cispadana e il secondo centro della Repubblica Cisalpina.

Bologna fu parte attiva delle lotte risorgimentali e, con l’annessione al Regno di Piemonte, entrò a far parte del nuovo stato italiano nel 1859.

La città divenne un importantissimo nodo ferroviario italiano e di conseguenza un notevole centro di importazioni ed esportazioni commerciali.

Nel 1881 il comune redasse il piano di ampliamento della città che condizionò lo sviluppo di Bologna fin dopo la seconda guerra mondiale. Si realizzò via dell’Indipendenza, completata nel 1890, furono avviate le opere delle attuali via Farini e via Garibaldi.

Venne iniziata la sistemazione dei Giardini Margherita, fu costruita l’attuale sede del Teatro Duse, della Banca d’Italia e completata quella della Cassa di Risparmio.

L’ampliamento mutò notevolmente l’immagine della città e l’estensione oltre la cinta muraria contemplava l’abbattimento della stessa. Solo il protrarsi dei lavori fino al 1920 permisero di salvare quasi tutte le porte, fatta eccezione per Porta Sant’Isaia e Porta San Mamolo, che furono demolite.

Successivamente vennero restaurati il Palazzo del Comune, Palazzo Re Enzo, Palazzo dei Notai e Palazzo del Podestà oltre alla chiesa di Santa Maria dei Servi e alla Basilica di San Francesco.

Il Novecento

Parlando della storia di Bologna in epoca giolittiana, verso la fine dell’Ottocento i cattolici cominciarono la collaborazione coi liberali nella gestione della cosa pubblica.

Nel 1914 i socialisti vinsero le elezioni amministrative ed il 15 luglio entrò a Palazzo d’Accursio la prima amministrazione socialista, il sindaco fu Francesco Zanardi, che si caratterizzò per la tutela dei ceti popolari durante il primo conflitto mondiale.

I fascisti iniziarono ad insediare la città nel 1920. La resistenza verso i fascisti e l’ostilità nei confronti di Mussolini si palesò con un attentato rivolto proprio a lui, che però rimase illeso. Dopo questo attentato, nel 1926, terminò in Italia la libertà di stampa e vennero sciolti i partiti antifascisti.

Durante il secondo conflitto mondiale, Bologna si contraddistinse per la resistenza e l’attività dei gruppi partigiani. In quegli anni, la città subì sanguinosi bombardamenti, che si protrassero fino alla primavera del 1945, causando gravi distruzioni ed oltre tremila morti.

Dopo il conflitto, molte industrie erano gravemente danneggiate, come la rete ferroviaria e quelle stradali, idrica, elettrica, fognaria e del gas. Le amministrazioni successive si impegnarono per restaurare la città e restituirle il suo vecchio splendore.

Dal dopoguerra la città è stata quasi esclusivamente amministrata dalla sinistra, tanto che l’appellativo Bologna la Rossa, che originariamente derivava dal colore dei mattoni dei palazzi del centro storico, iniziò ad avere una connotazione politica.

Così come in tutta Italia, anche Bologna subì il peso degli anni di piombo, negli anni settanta. Proprio Bologna fu teatro del più grande attentato della storia d’Italia, passato tristemente alla storia come la strage di Bologna: un gruppo terroristico fece esplodere nella stazione della città una bomba che causò 85 morti e oltre 200 feriti.

Ad oggi Bologna è una dei centri urbani più sviluppati d’Italia, nota per la sua cucina, per la sua storia e la sua cultura.

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